Nasce il Comitato ‘Ponte Subito’

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E’ nato il Comitato ‘Ponte Subito’, un movimento composto da quei reggini, messinesi, siciliani e calabresi che vogliono sostenere con forza e convinzione la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

Il Comitato “intende favorire il dialogo tra i cittadini e le istituzioni e ‘avvicinare’ il territorio all’importante momento di apertura dei cantieri per la realizzazione di questa grande opera, vista come un’imperdibile occasione in modo particolare per le Province di Messina e Reggio Calabria”: lo spiega una nota diffusa dai fondatori del movimento.

Il professor Bruno Sergi, titolare della cattedra di Economia Internazionale della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Messina è uno dei fondatori del Comitato ‘Ponte Subito’ e interviene dall’European Trade Union Institute di Bruxelles.: “La portata economica del Ponte – dichiara il professore dell’ateneo Messinese – deve portarci a considerarlo come strumento di crescita di tutta l’area dello Stretto e del mezzogiorno, come vero e proprio volano con un ritorno economico, sociale, culturale e turistico che è a dir poco enorme e incalcolabile. L’indotto che il nostro territorio potrebbe avere non si ferma certo al Ponte in sé. Il ponte non deve necessariamente autofinanziarsi. Diventerebbe famoso e conosciuto nel mondo molto più della Tour Eiffel, molto più del Ponte di Brooklyn e del Tower Bridge londinese. Milioni di persone arriverebbero nello Stretto per visitare e fotografare il Ponte più grande e lungo del mondo, e con questa scusa scoprirebbero tutti gli altri tesori del territorio dello Stretto in primis, e di Calabria e Sicilia in secundis che dobbiamo essere altrettanto bravi a valorizzare. L’indotto che ne ricaveremmo sarebbe tale da garantire lavoro, benessere e ricchezza a questo territorio oggi economicamente depresso, che deve puntare sul turismo per rialzarsi. Inoltre – continua il professore Sergi – decine di migliaia di persone, da manovali a eccellenze di qualità, troverebbero lavoro facilmente in un periodo di crisi internazionale. E, oltre ai circa dodicimila operai che per sei anni lavoreranno alla costruzione dell’opera, altri due/tre mila tecnici specializzati (e nel posto ne abbiamo tante, di eccellenze sfornate dalle nostre università!) troverebbero un posto di lavoro nel territorio in cui sono nati a tempo indeterminato. Scusate se è poco”.

Ponte, ecco il protocollo di legalità

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Sarà sottoscritto “nelle prossime settimane” il protocollo di legalità contro le infiltrazioni mafiose nell’ambito delle opere di costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Il documento sarà firmato dai Prefetti di Messina e di Reggio Calabria e dal general contractor per la costruzione del Ponte, Eurolink. Lo ha detto stamani a Messina, Pietro Ciucci, presidente dell’Anas, amministratore delegato della ‘Stretto di Messina SpA’ e  commissario straordinario per il Ponte, nel corso di un intervento a Palazzo Zanca alla commissione Ponte-Piano strategico. Ciucci ha affermato che anche le organizzazioni sindacali aggiorneranno gli impegni già assunti, confermando la “massima attenzione all’assunzione di manodopera locale”.

A Ciucci è stato chiesto di conoscere i tempi e le certezze finanziarie. Dopo aver rassicurato la contemporanea costruzione delle opere a terra, Ciucci ha ricordato che da maggio a oggi diversi sono stati i passaggi presso il Cipe con l’impegno principale di aggiornare i contratti stipulati, ancorché validi. Rassicurazioni sono arrivate sulle competenze necessarie per realizzare il ponte, soprattutto in merito al general contractor Eurolink, di cui Impregilo è azionista principale.

Ponte, Lombardo: “ci crediamo da sempre”

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Il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, ha parlato del Ponte sullo Stretto ai microfoni del TgWeb della Regione Sicilia: ”Noi ci crediamo da sempre, è una delle battaglie più importanti che abbiamo mai portato avanti. Il Governo centrale si è convinto della sua opportunità e il 23 dicembre ci sarà una sorta di posa della prima pietra, mentre si fanno sempre più certi i tempi di finanziamento dell’opera. Avere il ponte significa avere l’alta velocità e con essa l’ingresso a pieno titolo della Sicilia nel sistema viario europeo”.

L’Alluvione non ferma il Ponte e Matteoli conferma: tra poco partiranno i lavori

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Il ponte sullo Stretto di Messina è un’opera “considerata una priorità dal governo” e verrà realizzata, “per oltre 5 miliardi di euro facendo ricorso a capitali privati”, attraverso il project financing. A questa cifra si aggiungerà “un miliardo e trecento milioni di euro di fondi pubblici, già stanziati dal Cipe, che serviranno per realizzare gli interventi propedeutici sulle coste siciliana e calabrese e posso assicurare che si tratta di opere stradali, ferroviarie e di consolidamento dell’assetto urbano”.

Così il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli ha ribadito che le risorse per realizzare l’opera sono blindate e non possono essere dirottate, ad esempio, per la ricostruzione dell’area del messinese colpita dall’alluvione.

“Alcuni esperti – sostiene il ministro – mi dicono in questi giorni che se tali opere fossero state già eseguite, l’emergenza messinese sarebbe stata vissuta in modo più attenuato. Desidero, inoltre, precisare che i fondi pubblici per il Ponte non sono nella cassaforte del ministero ma saranno stanziati di finanziaria in finanziaria per pagare, tra l’altro, gli avanzamenti delle opere propedeutiche”. Matteoli sottolinea questo “non secondario particolare” perché nell’immaginario collettivo “si ritiene che i fondi per il Ponte possano essere dirottati altrove e nel caso specifico per mettere in sicurezza i territori colpiti dall’alluvione di Messina. Così non è – spiega Matteoli – per le ragioni che ho esposto, mentre è chiaramente escluso che i privati investano in opere come la messa in sicurezza dei territori senza alcuna possibilità di recuperare il capitale né tantomeno di ottenere ricavi”. Proporre un altro rinvio della realizzazione dell’opera, avveret il ministro, “è una contraddizione che, peraltro, esporrebbe le casse dello Stato a pesantissimi risarcimenti dei danni, per centinaia di milioni di euro, in favore delle imprese che hanno vinto l’appalto e che già hanno subito uno stop da parte del precedente governo Prodi. Significherebbe più semplicemente archiviare definitivamente un’opera essenziale per il Paese, non solo per il Mezzogiorno. Il governo, conclude, ha l’obbligo politico di mantenere gli impegni programmatici senza lasciarsi trascinare da polemiche strumentali”.