Catastrofi naturali: ecco il nuovo piano di protezione civile

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Il tema del dissesto idrogeologico legato ai rischi geo-ambientali del territorio messinese è da tempo studiato da un team di esperti guidato dal Collegio dei Geometri di Messina e coordinato dal direttore dello stesso Collegio, Melo Citraro, e dal coordinatore tecnico-scientifico del convegno sull’alluvione di Giampilieri e Scaletta, l’Architetto Giuseppe Aveni che hanno coinvolto un gruppo di esperti dell’Associazione MeteoWeb Onlus, tra cui il prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio dell’Università di Napoli Federico II e l’ing. Angelo Spizuoco del Centro Studi Strutture Geologia Geotecnica di San Vitaliano (NA).

Dallo studio di analisi e ricerca estremamente approfondito sul territorio, è nata l’idea di proporre un nuovo Piano Intercomunale di Protezione Civile, partendo dalla premessa dei grandi rischi del territorio messinese, esposto sia a quello sismico che a quello vulcanico, idrogeologico e geomorfologico in aree densamente urbanizzate con infrastrutture di importanza strategica per la Nazione (linee ferroviarie, gasdotti, autostrade, elettrodotti) oltre che per la regione.

Secondo gli studi del team guidato dal Collegio dei Geometri di Messina, “Nelle ultime decine di anni gli eventi naturali si sono rivelati fonte di catastrofi e hanno provocato una significativa e spesso stravolgente influenza sull’economia regionale e sul normale funzionamento delle attività pubbliche e private determinando comportamenti imprevedibili in vasti strati sociali. Le recenti ricerche hanno evidenziato che la Provincia di Messina almeno dal periodo della Magna Grecia (circa 2700-2500 anni fa) è stata interessata dagli effetti di vari eventi naturali; è evidente che le catastrofi geoambientali non rappresentano una novità in quanto sono da imputare alla eccezionalità dei fenomeni naturali e all’uomo che si è inserito in modo non adeguato in un territorio interessato da vari problemi geologici senza adottare le necessarie precauzioni tecniche e legislative per prevenire e contenere i danni. La conoscenza dei problemi geoambientali deve rappresentare la base propedeutica per la pianificazione delle attività dell’uomo sul territorio a tutti i livelli; conoscere le caratteristiche geoambientali del territorio significa vivere meglio usando correttamente le risorse naturali e vivere in sicurezza difendendosi adeguatamente dai pericoli connessi alla dinamica ambientale naturale utilizzando senza sprecare le risorse economiche in interventi evitabili. L’assetto ambientale attuale è la conseguenza di una “non pianificazione” e di una “pianificazione di un territorio fisico virtuale”, di una pianificazione “incompleta” che si basa sulla improbabile immobilità e docilità dell’ambiente fisico di cui l’uomo pensa di disporre a suo piacimento. Molte catastrofi, provocate da eventi naturali, con perdita di vite umane e danni consistenti all’economia si possono evitare con una appropriata e coraggiosa pianificazione pubblica del territorio che, in tutte le fasi di elaborazione, tenga conto delle caratteristiche geoambientali e della dinamica della superficie terrestre nell’attuale periodo di variazione climatica. La ricerca avanzata tesa a individuare le basi aggiornate della pianificazione non può non cogliere che la complessità dell’ambiente naturale ed antropizzato, alla fine del secondo millennio, impone ed imporrà sempre più energicamente l’impiego di tutte le competenze professionali che consentano di comprenderne adeguatamente l’assetto, la storia, l’evoluzione, la dinamica naturale e la dinamica conseguente alle interazioni uomo-ambiente fisico”.

Il team i esperti ha evidenziato numerosi aspetti che caratterizzano le aree antropizzate, incrementandone il rischio di esposizione a calamità naturali:

– massima estensione areale mai raggiunta dalle aree urbane;
– massima estensione tridimensionale del territorio interessato dall’urbanizzazione;
– massima interazione tra urbanizzazione e processi naturali superficiali;
– massima interazione tra sottosuolo e costruzioni superficiali e sotterranee;
– massima concentrazione di abitanti, di attività economiche e produttive, di beni culturali in aree ristrette che risentono delle modificazioni e degli eventi naturali che interessano aree vaste al contorno;
– massima vulnerabilità delle reti viarie e ferroviarie nazionali di importanza strategica che si concentrano, molto spesso, nelle aree urbane;
– la maggior parte delle città si sono sviluppate in aree a diverso grado di sismicità senza una normativa antisismica; quest’ultima, infatti, é stata introdotta su gran parte del territorio nazionale dopo i recenti eventi sismici (dopo l’evento del 1980). Le aree urbane, pertanto si presentano diversamente vulnerabili, ma comunque vulnerabili, in relazione alla ubicazione rispetto alle strutture sismicamente attive, alla risposta sismica locale dipendente dalla struttura geologica e dalle caratteristiche tecniche dei terreni del sottosuolo ecc., e continuano a svilupparsi senza una apposita normativa;
– numerose città moderne sono costruite su sedimenti eterogenei lateralmente e verticalmente, aventi spessore anche di oltre 10 metri, accumulatisi negli ultimi 2500 anni, che ricoprono città antiche;
– numerosi insediamenti costieri sono ubicati su litorali sabbiosi “costruiti” prevalentemente durante la Piccola Età Glaciale (tra il 1500 e 1850 circa) quando il territorio nazionale era interessato da una maggiore e diversa piovosità; attualmente i litorali non più sufficientemente alimentati sono interessati da una marcata erosione che continuerà a minacciare le coste sabbiose ancora per circa due secoli;
– oggi ci troviamo in un periodo di cambiamento climatico
– l’ambiente fisico si é stabilizzato con le condizioni climatiche dalle quali stiamo uscendo che discendono dalla Piccola Età Glaciale e tenderà a riequilibrarsi con le nuove condizioni per cui si prevedono variazioni che interesseranno la superficie del suolo (temperatura media, piovosità, pedogenesi, erosione, frane, copertura vegetale, litorali, acque superficiali, sollevamento eustatico del mare, deflussi superficiali ecc.) e il sottosuolo (falde e sorgenti);
– una diversa distribuzione delle piogge determina modificazioni morfologiche superficiali (frane, erosione del suolo) e variazione dei deflussi superficiali che possono risultare disastrosi per l’ambiente antropizzato (es. alluvioni ripetute);
– la ricerca scientifica ha fornito dati ambientali relativi alle condizioni climatiche da cui stiamo uscendo e non si hanno riferimenti quantitativi per il prossimo futuro (es. venti, temperatura e piovosità, deflussi superficiali e sotterranei, erosione e pedogenesi) per cui i progetti idraulici, ad esempio fognature, acquedotti, dighe, porti potrebbero essere rapidamente messi in crisi dalle prossime condizioni ambientali;
– l’espansione urbana e la variazione di destinazione d’uso di aree industriali che per vari decenni hanno immesso sulla superficie del suolo emersa e sommersa e nel sottosuolo sostanze inquinanti sta richiedendo nuove indagini per la valutazione dell’inquinamento e per la valutazione di metodi e costi per il ripristino ambientale; allo stato attuale non si hanno esperienze e metodi già acquisiti per cui si perde tempo, non si ha garanzia della validità dei risultati delle indagini costose che vengono impostate da gruppi di persone estemporaneamente incaricate da varie Istituzioni (vedi Bagnoli);
– l’urbanizzazione ha determinato sostanziali modificazioni dell’ambiente fisico su cui insiste la grande città e conurbazione, non solo dove sono ubicati gli edifici e le aree produttive ma anche in un vasto territorio al contorno dove si risentono gli effetti dell’urbanizzazione.

 

Secondo il documento fornito dal team di studi, le attuali conoscenze scientifiche consentono di prevedere ulteriori modificazioni geoambientali naturali e derivanti dalle azioni antropiche nelle zone montane, collinari pianeggianti e costiere oltre agli effetti sull’ambiente antropizzato connesso alle modificazioni geoambientali naturali e innescate dalle attività umane, agli effetti degli eventi sismici sull’ambiente e sui manufatti, agli effetti di eventi alluvionali, agli effetti delle colate rapide simili a quelle che hanno interessato il sarnese il 5 e 6 maggio 1998, agli effetti sull’ambiente e sulle risorse idriche derivanti dal prossimo effetto serra e agli effetti sulle risorse idriche strategiche connessi all’immissione di sostanze inquinanti nel sottosuolo.

E’ nata da questi presupposti l’idea di elaborare un piano intercomunale di protezione civile per i comuni di tutta la Provincia di Messina, che sono quelli caratterizzati, nell’area nebroideo-peloritana, dalla più alta piovosità della Sicilia.
L’area in esame è caratterizzata inoltre da una tettonica recente e attiva che ha scolpito il paesaggio morfostrutturale condizionato da rilievi accentuati e interessato da faglie ancora attive che determinano la nota sismicità della Sicilia nordorientale.

 

E così sono stati individuati i principali problemi ambientali:

– smaltimento dei rifiuti.
– erosione lenta dei litorali
– erosioni catastrofiche lungo le aree costiere in seguito a violente mareggiate;
– fenomeni franosi catastrofici tipo “colata rapida di fango e detriti” simili a quelli del 1 ottobre 2009
– dissesti rapidi connessi a crollo di masse rocciose
– dissesti superficiali e profondi lenti diffusi lungo i versanti argillosi
– inquinamento delle acque fluviali
– inquinamento delle acque marine anche nelle aree ad elevato valore ambientale e turistico
– attività estrattive in atto e dismesse
– alluvioni fluviali provocate dai corsi d’acqua principali e da quelli secondari
– inquinamento di falde nel sottosuolo delle pianure
– inquinamento di falde negli acquiferi
– dissesti del sottosuolo nelle aree urbane
– attività sismica connessa alla tettonica attiva appenninica;
– maremoti
– intrusione dell’acqua salata nelle zone depresse delle pianure costiere.

Le modificazioni ambientali più significative e prevedibili nel prossimo futuro connesse al cambiamento climatico possono essere così schematizzate:

– diminuzione progressiva delle piogge e maggiore aggressività delle stesse; nelle fasce costiere si potrà avere una vera e propria desertificazione (pioggia intorno a 200 mm), mentre nelle aree montuose e collinari si prevede una forte riduzione delle precipitazioni (oltre il 50% dell’attuale);
– rallentamento dei processi pedogenetici
– incremento dell’erosione dei litorali sabbioso-ghiaiosi;
– aggravamento dell’instabilità geomorfologica dei versanti;
– aggravamento dell’inquinamento dei fiumi e delle acque costiere;
– diminuzione della portata delle sorgenti e delle falde.

E così adesso i tecnici hanno pensato di mettere le proprie ricerche a disposizione degli enti locali, affinché ne facciano buon uso delineando in modo intelligente gli interventi per la messa in sicurezza del territorio: “Le conoscenze possono essere adeguatamente trasferite alle Amministrazioni pubbliche che possono essere in grado di monitorare in tempo reale gli aspetti ambientali più significativi. Un grave problema è rappresentato dagli eventi franosi tipo calata rapida di fango e detriti simili a quelli che hanno provocato oltre 30 vittime e la distruzione di decine di abitazioni nel pomeriggio del giorno 1 ottobre 2009 tra Scaletta Zanclea Marina e Giampilieri e alcuni comuni vicini. Queste frane, infatti, sono da considerare tra i più pericolosi e spietati fenomeni geologici in quanto dal momento in cui essi iniziano, nella parte alta dei versanti, al momento in cui possono travolgere abitazioni e persone trascorrono solo pochi secondi. Esse, da tempo, sono ben note ai geologi e rappresentano una ripetitiva e drammatica conseguenza delle diffuse condizioni di instabilità e di occupazione poco avveduta del territorio in cui si trova quella parte dell’area collinare e montuosa della Provincia di Messina caratterizzata da versanti ripidi impostati su rocce ricoperte da sedimenti sciolti. Le corrette e moderne analisi geologiche, nell’ambito di studi multidisciplinari, evidenziano che i centri abitati e i tratti di infrastrutture viarie di interesse locale e nazionale interessati dal pericolo di colate rapide in occasione di eventi piovosi che provochino la saturazione dei suoli sono molti e distribuiti in tutta la provincia. Il risanamento geoambientale di tali aree prevede sicuramente tempi lunghi e costi notevoli; ciò comporta che le popolazioni continueranno ad essere esposte al pericolo ancora per molti anni”.

Un intervento concreto che le Istituzioni (dalla Regione al Comune) possono programmare e realizzare a costi contenuti per evitare nuove vittime, secondo il team di studi, attuando piani di sicurezza geoambientale basati su di un diffuso monitoraggio geologico e idrologico delle aree potenzialmente interessate dalle colate rapide in modo da tenere sotto controllo in tempo reale la stabilità dei versanti in relazione agli eventi pluviometrici, completati da piani comunali di protezione dalle calamità geologiche, da esercitazioni pratiche e attuazione degli interventi tesi a rendere operativi i piani, senza dimenticare, ovviamente, il fondamentale aspetto di didattica e formazione ambientale, quegli elementi tesi a diffondere una corretta conoscenza delle problematiche geoambientali principali.

Nuova grossa frana nel Messinese: mille persone isolate. E c’è una nuova allerta meteo …

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Il maltempo continua a imperversare con piogge eccezionali in Sicilia e soprattutto nel Messinese. Sulla Strada Provinciale 143, nell’area Tirrenica della Provincia di Messina, sui versanti settentrionali dei Peloritani, un grosso smottamento ha interrotto l’unica strada che collega l’area di Brolo a numerose frazioni: Lacco, Iannello Superiore, Casette, Crocevia, Sellica e Matini, nei Comuni di Piraino, Brolo e Ficarra, sono irraggiungibili e un migliaio di persone sono isolate.

Sono tante le criticità dovute a frane e smottamenti in tutta la Provincia di Messina: anche la provinciale 110 è interrotta per una frana ma il traffico scorre su percorsi alternativi.
Molti residenti di centri ubicati nelle zone interne della Provincia hanno deciso di abbandonare le loro case trovando ospitalità da amici e parenti oppure andando a occupare le seconda case lungo le coste, per non essere costretti a subire nuove tragiche inondazioni di fango: nella memoria della popolazione locale è ancora vivo il ricordo della drammatica alluvione dello scorso primo ottobre.

I Sindaci della zona (Giancarlo Campisi di Piraino, Salvo Messina di Brolo e Basilio Ridolfo di Ficarra) hanno chiesto l’intervento della Provincia di Messina e della Protezione Civile: l’allarme è alimentato dalle dettagliate previsioni di http://www.meteoweb.it/, che da anni fornisce un dettagliato servizio meteorologico in modo particolare per l’area dello Stretto di Messina: nelle prossime ore forti nubifragi colpiranno gran parte del territorio Provinciale, compromettendo ulteriormente le problematiche di dissesto idrogeologico nel Messinese.

Post-Alluvione: riconsegnata scuola a Giampilieri, ma continuano le proteste

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Il sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, ha riconsegnato oggi al dirigente scolastico Aldo Violato, dopo oltre 4 mesi dall’alluvione del primo ottobre 2009, la scuola di Giampilieri, la frazione maggiormente colpita dalle frane-killer. Le lezioni riprenderanno lunedì. La struttura subito dopo l’alluvione era stata destinata al centro di coordinamento delle operazioni di emergenza e gli alunni erano stati dislocati in diversi istituti cittadini.

Durante la cerimonia per la riapertura dell’istituto è stata scoperta una targa commemorativa che ricorda la tragedia ed è stata rinnovata la volontà da parte del sindaco, del consiglio d’istituto e del collegio docenti della scuola di intitolare il plesso scolastico a Simone Neri, l’eroe di Giampilieri che, prima di morire, salvò otto persone.

Intanto però una parte degli sfollati si prepara a scendere in piazza. Alle 9,30 di domani, sabato 6 febbraio, i cittadini dei centri colpiti dall’alluvione aderenti al comitato ‘Insieme per non dimenticare’, sfileranno in corteo in città come forma di protesta contro i provvedimenti di rientro nelle abitazioni che, secondo la protezione civile, si trovano in zone non pericolose. Una valutazione contestata dagli aderenti al comitato che ritengono infatti ancora ”a rischio” le loro abitazioni per la mancata messa in sicurezza della montagna.

Post-Alluvione: ecco il piano di sicurezza dal rischio idrogeologico

alluvione-messina-foto-ottobre-2009.jpgE’ stato finalmente varato il Piano per l’Allerta e l’Informazione della popolazione Messinese dal rischio idrogeologico, realizzato per garantire condizioni di sicurezza delle zone colpite dall’alluvione dello scorso primo ottobre. I dettagli del piano sono stati illustrati a palazzo Zanca, sede di Consiglio e Amministrazione Comunale, dal Sindaco Giuseppe Buzzanca e dall’architetto Paolo Blandina, responsabile del coordinamento della Protezione Civile regionale per l’emergenza alluvione. Dopo i test di configurazione del sistema di allarme, messo a punto per allertare la popolazione in caso di necessità, da domani il piano entrerà in funzione. In base ai dati meteo controllati in tempo reale da una sede di monitoraggio, potranno essere attivate in caso d’emergenza le otto sirene elettroniche (o solo alcune di esse, in base alla localizzazione dei fenomeni meteo estremi) poste a Giampilieri superiore, Altolia, Molino, Scaletta Zanclea, Itala, Pezzolo, Briga superiore e Ponte Schiavo.
Il piano di emergenza sarà divulgato con specifici corsi sulla sicurezza e sulle modalità di comportamento, da adottare in caso di condizioni critiche e reso accessibile con depliant. Sabato 23 è previsto nella mattina un test operativo per verificare sul campo il sistema.

La Rete No Ponte denuncia il “grande bluff” di Cannitello. Replica il Comitato Ponte Subito: “ma se è davvero un bluff, di che si preoccupano”?

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“La posa della prima pietra è stata un’operazione mediatica, un’offesa per le popolazioni locali. Sono venuti in Calabria a fare la pantomima dell’inizio dei lavori”: l’ha detto Pasquale Speranza della Rete No Ponte a Cannitello dove, ieri mattina alle 11:00 presso la ‘Saletta Boccaccio’ sul Lungmare Fata Morgana, s’è svolta una conferenza stampa indetta dall’organizzazione No-Pontista.

Alberto Ziparo è entrato nel merito dell’apertura dei cantieri del 23 dicembre, definendo l’inaugurazione una “balla mediatica”: “il 23 hanno affittato una ruspa ed un terreno, acceso due telecamere ed hanno detto che si aprivano i cantieri. La sfarzosa cerimonia annunciata è stata frenata perché ormai sappiamo tutti che si tratta di un’operazione abusiva. Grazie alla parte buona dell’informazione ed alla trasparenza del lavoro della Rete No Ponte siamo riusciti a smascherare l’imbroglio. Inoltre, non hanno un quadro politico-istituzionale favorevole – la Regione Calabria ha infatti negato il parere vincolante – e non hanno il progetto esecutivo”.

Ha rincarato la dose Osvaldo Pieroni: “data la mancanza di un progetto esecutivo, se si spostasse non di 500 metri, ma anche solo di 10 metri la posizione del pilastro, la Variante di Cannitello diverrebbe un binario morto”.

Non sta a guardare, però, l’altra campana: il Comitato Ponte Subito si chiede “ma se è davvero tutto un bluff, di cosa si preoccupano?”.

Giovanni Alvaro ha dichiarato che “malgrado l’assenza della cerimonia ufficiale della posa della prima pietra, in quel di Cannitello, per realizzare la variante ferroviaria al fine di liberare il terreno dove dovrà sorgere il pilastro calabrese del Ponte sullo Stretto, ci sentiamo felici, come Comitato ‘Ponte Subito’, per il rispetto dei tempi, a suo tempo annunciati, che fanno chiudere positivamente il 2009 e fanno ben sperare sul rispetto delle altre scadenze. Lo sanno ormai tutti che, a gennaio 2010 si aprirà il cantiere per dar vita ai lavori di sgombero della zona dove dovrà sorgere il pilastro siciliano, ed entro sei mesi (giugno 2010) avverrà la presentazione del progetto esecutivo del Ponte vero e proprio i cui lavori si avvieranno entro il successivo dicembre. Rispetto al primo avvio, quello per intenderci del 23 dicembre scorso, infuriano le polemiche da parte dei detrattori. Non si dà pace l’on. Realacci che parla di ‘grande bluff’; né il Wwf che grida in ogni angolo di ‘falsa inaugurazione’; né i comunisti del Pdci che sostengono sia solo ‘una bufala’, né i politici calabresi che nonostante siano in scadenza hanno infelicemente chiamato fuori la Regione dalla ‘Ponte sullo Stretto SpA’, né la Cgil che batte i piedi e protesta energicamente dimenticando che tra le ricadute del Ponte vi è quella di una massiccia nuova occupazione diretta e indiretta, durante la costruzione e dopo che, probabilmente, a codesto Sindacato non interessa per nulla. Il Pd, invece, pur di polemizzare, si domanda ‘dov’era il Governo?’, avendo dimenticato, a distanza di pochi giorni, l’aggressione patita dal premier che gli ha impedito, com’era suo desiderio, d’essere presente alla posa ‘storica’ della prima pietra, ma che ha, comunque, voluto che i lavori cominciassero lo stesso. Ed è quello che non va giù alla schiera dei detrattori del Ponte. Sorgono, però, spontanee delle domande che la gente si fa e di conseguenza tentiamo di dare qualche risposta. Perché si sostiene, senza un attimo di respiro, che i lavori di Cannitello non c’entrano con il Ponte? Perché si ricorre da parte dei criticatutto all’uso di paroloni quali ‘bluff’, ‘imbroglio’, ‘falsa inaugurazione’ e ‘bufala’? Se così fosse perché si agitano tanto? Qual è il problema? Se i lavori avviati non servono al Ponte, se il Ponte non sarà mai costruito, se mancano i finanziamenti per costruirlo, sarebbe opportuno calmarsi un poco, risparmiando alla gente contorte spiegazioni, inutili ricorsi a teorie economiche utilizzate ad arte per avversare il Ponte”.

Interviene anche il prof. Bruno Sergi: “La verità è chiaramente un’altra: lor signori sanno che ‘alea iacta est’ e che attorno al Ponte si è creata malgrado loro, una vasta attesa, grande speranza ed un clima decisamente favorevole. La maggioranza dei cittadini, come dimostrano i sondaggi che periodicamente vengono fatti, è favorevole al Ponte, ne condivide la scelta di fondo, ne auspica la realizzazione in tempi brevi, considerandolo un’occasione per trasformare questo benedetto Mezzogiorno d’Italia in vera piattaforma logistica Euro-Mediterranea, in un vero palcoscenico di sviluppo economico e di progresso sociale. È questo che non va giù a chi, della lotta contro il Ponte, ha voluto farne una scelta di campo irreversibile. È questo che li spinge, a fronte della evidente improponibiltà delle ragioni del no, a seminare dubbi, alimentare incertezze, concepire zizzanie sperando che così possa incrinarsi l’approvazione della gente comune al progetto Ponte. È questo che continua ad alimentare la loro ‘guerra privata’ e le posizioni politiche contro i mulini a vento. Quando si accorgeranno d’essere rimasti gli ‘ultimi moicani’ in guerra sarà troppo tardi. Resteranno una scheggia che continuerà ad abbaiare alla luna, mentre il Ponte, giorno dopo giorno, si trasformerà da sogno in realtà, da speranza in certezza, da progetto pensato per decenni a decisivo fattore di rilancio del Mezzogiorno. Noi del Comitato ‘Ponte Subito’ vogliamo aiutare questo processo, rintuzzando, colpo su colpo, le affermazioni insincere e i catastrofismi diffusi. Vogliamo vigilare affinchè, assieme al Ponte, si avviino processi di infrastrutturazione per tutto il Mezzogiorno che rendano il manufatto funzionale al più complesso obiettivo di crescita e pertinente all’obiettivo per cui l’UE lo ha considerato opera prioritaria e fondamentale del corridoio 1 Berlino-Palermo”.

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Triste Natale a Giampilieri, ma Berlusconi telefona agli alluvionati

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Natale amaro per gli sfollati di Giampilieri, villaggio del Messinese Jonico devastato dall’alluvione del primo ottobre. Sono ancora troppo recenti i ricordi del nubifragio che ha causato 31 vittime e 6 dispersi. A Giampilieri ieri c’e’ stato un cenone e la messa cui hanno partecipato assieme ai cittadini il sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, il dirigente generale del dipartimento regionale della Protezione civile Salvatore Cocina e il presidente della Regione Raffaele Lombardo.

La gente si muove tra le macerie, il fango che ancora e’ rimasto e le poche attivita’ commerciali che hanno riaperto. Il costone roccioso sovrasta le case restate in piedi e i ruderi di quelle distrutte.

La montagna non e’ ancora stata messa in sicurezza e i cittadini temono che quello che e’ accaduto possa un giorno ripetersi. Molte persone che sono rientrate nelle case si lamentano della perimetrazione delle zone che sono state divise dalla protezione civile in rossa, viola, gialle e verdi. Alcuni protestano perche’ la propria casa che si trova nella zona rossa dovra’ essere abbattuta, mentre quella del vicino e’ stata catalogata nella zona verde.

Un uomo ha addirittura meta’ della casa nella zona verde e meta’ in quella rossa e si chiede ironicamente se ne abbatteranno solo una parte.

Antonio Mangano ha la casa esattamente all’incrocio tra via Puntale e via Vallone, dove ci sono state cinque vittime, anche se secondo gli esperti la sua casa e’ in zona verde. Negli alberghi la vita di chi ancora non e’ potuto tornare a casa non e’ facile. Ai bambini per Natale sono stati consegnati doni. ”Io voglio tornare a Giampilieri, non voglio stare qui”, dice Gianluca, 6 anni.

Nella sua lettera a Babbo Natale aveva chiesto una carriola e altri attrezzi per ricostruire il suo paese.

”Vi sono vicino e vi assicuro che non vi lasceremo soli”: è il messaggio di speranza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi agli sfollati di Giampilieri e Scaletta Zanclea..

Il premier ha telefonato al sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, durante l’omelia per la messa di Natale. Il sindaco è salito sull’altare e ha appoggiato il telefonino al microfono per consentire al premier di rivolgersi direttamente ai fedeli che erano in chiesa.

”Manterremo l’impegno che il governo ha preso con tutti voi, sia per quanto riguarda la costruzione di nuove abitazioni, sia per la ricostruzione delle case distrutte”, ha detto Berlusconi. Il premier si è complimentato per quanto fatto dal sindaco e dal governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, anche lui presente in chiesa, per l’assistenza alle persone. L’intervento di Berlusconi è stato accolto da un lungo applauso.

Ponte, aumento di capitale e via ai lavori. Ciucci e Matteoli: “momento storico”

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L’ora ‘x’ è arrivata: a riflettori spenti, senza celebrazioni e presenze illustri stanno per iniziare a Cannitello i primi lavori propedeutici alla realizzazione del Ponte sullo Stretto.

Si tratta della tanto attesa ‘Posa della prima pietra’: il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli ha spiegato poche ore fa che “i lavori che stanno per partire a Cannitello sono propedeutici per costruire il Ponte e indispensabili per mettere in sicurezza una parte del territorio in Calabria e in Sicilia. Si tratta di un primo step che consiste nello spostamento di una linea ferroviaria e di una stazione nell’area Calabra in cui sorgerà il pilone del Ponte. Poi, con l’anno nuovo, partiranno anche i i lavori propedeutici nel Messinese”
Il Presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, parla di “momento storico”.

Ma oltre all’avvio dei cantieri bisogna anche sottolineare quanto accaduto a Roma poche ore fa: l’assemblea straordinaria degli azionisti della società Stretto di Messina ha approvato, su proposta dell`amministratore delegato Pietro Ciucci, un’aumento di capitale dell’importo complessivo di 900 milioni di euro. In particolare l’Anas si è impegnata a intervenire nell’ambito della propria partecipazione al capitale con 683 milioni di euro e la Rete ferroviaria italiana (che ha il 13% delle quote della società) ha partecipato con 117 milioni di euro. La Regione Siciliana, nell’impegnarsi a sottoscrivere la propria quota di competenza (2,6 per cento) pari a 23 milioni di euro, ha dichiarato la sua disponibilità ad intervenire fino ad un importo massimo pari a 100 milioni.

Inizia ufficialmente, quindi, l’iter realizzativo del Ponte sullo Stretto: mentre si porterà avanti il lavoro per le opere propedeutiche, nei primi sei mesi del 2010 verrà redatto il progetto esecutivà che sarà presentato nel prossimo giugno e poi discusso, eventualmente ritoccato e infine approvato entro dicembre 2010. Tra un anno esatto, quindi, conclusi i lavori propedeutici e preeliminari sul territorio, inizieranno i lavori della parte più attesa e affascinante del progetto: il Ponte a campata unica più lungo del mondo.
Lavori che, secondo il cronoprogramma dell’Anas, dovrebbero terminare entro la fine del 2016 per consentire l’apertura al traffico del Ponte il 1° gennaio 2017. Quando la Salerno-Reggio Calabria dovrebbe essere già completamente ammodernata da almeno 3-4 anni, secondo i tempi di Ciucci che ha più volte ribadito che la nuova A3 sarà inaugurata nel 2013.

Immaginare l’A3 senza la straziante corsia unica per lunghissimi tratti e lo Stretto senza l’incubo dei disagi e delle code ai traghettamenti oggi sembra un sogno fantascientifico.
A Reggio e Messina, in Calabria e in Sicilia non ci crede quasi nessuno.
Riusciranno, i fatti, a smentire lo scetticismo popolare?

Al via la prima fase per la ricostruzione dopo l’Alluvione del 1° ottobre

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Via libera alla progettazione ed alla fase di appalto per i primi lavori di messa in sicurezza e ricostruzione delle zone del Messinese Jonico colpite dall’alluvione del primo ottobre scorso a Giampilieri e Scaletta Zanclea fino alla concorrenza di 15 milioni di euro.

E’ l’effetto di una riunione operativa durata 12 ore, presieduta dal dirigente generale della Protezione Civile siciliana Salvatore Cocina in rappresentanza del presidente della Regione Raffaele Lombardo quale commissario delegato per l’emergenza.

Durante i lavori si è completata ed approvata la perimetrazione delle aree nei centri abitati colpiti dall’alluvione ed esattamente Giampilieri superiore ed inferiore, Molino, Altolia, Pezzolo, Briga superiore, Briga Torre, Itala, Scaletta, Guidomandri; presentato, discusso e modificato il programma dei lavori più urgenti per la riapertura delle strade del comprensorio, per la messa in sicurezza delle abitazioni e dei torrenti; approvato il progetto per lo svincolo di emergenza di Itala per il quale si chiederà un ulteriore parere, da rendere entro 7 giorni, all’ispettorato Anas di Roma; esaminato il progetto di consolidamento della galleria artificiale di Capo Scaletta, rispetto al quale saranno necessari ulteriori approfondimenti tecnici.

Alluvione di Messina: proposto il Piano di Messa in Sicurezza

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“Vogliamo risposte concrete, non carte o parole vuote! Dateci un piano per la sicurezza, restituiteci la serenità…”: le parole del monsignor Calogero La Piana sono state più volte citate nel corso del Convegno di sabato mattina.

Sono parole che hanno stimolato l’animo di un evento importante che ha visto per la prima volta sedute intorno a un tavolo tutte le eccellenze cittadine, tutti gli ordini professionali e le Associazioni territoriali.
Il convegno, organizzato dal Collegio Provinciale dei Geometri e dei Geometri laureati della provincia di Messina, s’è svolto in una gremita aula magna presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Messina.
Molto interessante la relazione tecnica del prof. Ortolani, il quale ha giustificato con i fatti l’interesse di professionisti napoletani nelle vicende Messinesi.  Ortolani, pochi giorni dopo l’Alluvione di Messina, s’è precipitato a Giampilieri e Scaletta Zanclea con il suo collaboratore, l’ing. Spizuoco, e ha svolto un’indagine sui territori alluvionati e ha poi seguito come parte attiva tutte le vicende post-alluvionali. Forti dell’esperienza di Sarno, Ischia e altri violenti eventi alluvionali, i  tecnici dell’Università di Napoli hanno potuto analizzare quanto avvenuto nel Messinese con grande professionalità. Il professore ha confermato che l’abusivismo edilizio non è stato un elemento rilevante nella sciagura, anzi ha messo a confronto simili alluvioni come portata e caratteristiche come quella di Sarno e di Ischia, sottolineando che l’intervento immediato non consiste tanto nel creare opere di rimboschimento bensì quello di aprire la strada ai valloni, ovvero quelle aree dove generalmente l’acqua tende a incanalarsi. Il geologo napoletano ha sollecitato interventi concreti delle istituzioni, al fine di salvaguardare la vita dei cittadini, magari cercando di riportare la mentalità della gente come quella del dopo guerra, pronti a fuggire al primo suono di sirene.

Grande interesse ha suscitato anche il contributo di Peppe Caridi (qui la relazione integrale), Presidente dell’Associazione MeteoWeb O.N.L.U.S. che ha spiegato nei minimi dettagli le cause del disastroso fenomeno temporalesco dell’1 ottobre, sottolineando il fatto che simili eventi non possono essere previsti con giorni d’anticipo, come si fa normalmente per una previsione meteo, ma che devono essere gestiti e affrontati in tempo, perchè fenomeni autoctoni del luogo, caratteristici dei monti Peloritani. Per fare ciò occorre senza dubbio un radar meteorologico, una rete di stazioni meteo collegate tra di loro, in grado di fornire i dati in tempo reale alle sale operative. Caridi, inoltre, ha messo in risalto come sia realmente cambiato il modo di piovere nell’area dello Stretto di Messina, in contro tendenza con quelle che erano le previsioni allarmistiche emanate in seguito ai cambiamenti climatici, le quali vedevano periodi di siccità prolungate per la Sicilia e, addirittura, una diffusa desertificazione: invece negli ultimi anni piove sempre di più e sempre più spesso.

Merita attenzione il progetto ingegneristico redatto dall’Ingegnere Angelo Spizuoco, il quale prevede la messa in posto di una rete di canali con la finalità di convogliare acqua e detriti, senza intaccare minimamente i centri abitati. Tale progetto ha suscitato dubbi e perplessità tra alcuni professionisti del settore che hanno polemizzato sia sul progetto stesso che nella gestione generale di questa emergenza.

Ponte, Berlusconi: “creerà 60 mila posti di lavoro”

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Il Presidente del Consiglio Silvo Berlusconi sabato ha dichiarato, a Milano, a margine dell’inaugurazione della linea ferroviaria ad alta velocità che unisce Torino a Milano e Salerno con il treno ‘Frecciarossa’, che “inaugureremo nelle prossime settimane i lavori per la realizzazione del Ponte in cui saranno impegnate circa 60 mila persone”.

La data prevista per la posa della prima pietra è quella del 23 dicembre; mancano poco più di 15 giorni e c’è grande fermento in città sia sul fronte dei ‘No’ che hanno organizzato una manifestazione a Villa San Giovanni per il giorno 19, sia sul fronte dei ‘Si’ che si sta compattando nel Comitato ‘Ponte Subito’.