Speciale Ponte sullo Stretto, “Il dibattito infinito”: la situazione dei trasporti nello Stretto

Quello dei “trasporti” è probabilmente il nodo principale dell’Area dello Stretto, ed anche l’indicatore dei rapporti sociali tra Reggio e Messina.
E’ oggi una problematica importante, a causa dell’aumento notevole di viaggiatori all’interno dell’Area e delle acque dello Stretto.
La storica difficoltà infrastrutturale del Sud Italia è dovuta, principalmente, a questioni naturali: il territorio orograficamente è molto complesso, con moltissime montagne, poche pianure, e quindi con la difficoltà di poter costruire facilmente strade e ferrovie.
Così anche nello Stretto: nonostante l’area goda di un clima splendidamente Mediterraneo, i venti e le correnti della zona sono impetuosi, tanto da aver scritto le più antiche leggende mediterranee con i mostri “Scilla & Cariddi” dell’Odissea, che soffiavano e creavano gorghi proprio tra le due sponde, rendendo pericolosissima la navigazione.
Nel corso dell’800 i contatti tra le due sponde venivano assicurati da navi a vela.

 

Il primo servizio di traghettamento dello Stretto ha inizio il 1° Novembre 1899, quando nello Stretto c’è una grande festa per il primo “ferry boat” che collegava le due sponde: una coppia di navi traghetto a pale lunghe circa 50 metri ciascuna, in grado di trasbordare ognuna sei carri ferroviari: la “Scilla” e la “Cariddi”.
Nel 1905 entrano in servizio la “Calabria” e la “Sicilia” che erano altre due navi gemelle dalle identiche caratteristiche: lunghezza 52,70 metri; larghezza 8,50 metri; immersione a pieno carico 2,50 metri; velocità normale a pieno carico 11,5 nodi (circa 21km/h) ; un binario della capacità di sei carri ferroviari; apparato motore a vapore; propulsione a ruote.
La “Calabria” fu radiata nel 1927, la “Sicilia” nel 1933.

Nel 1910 entrano in funzione la “Reggio” e la “Villa”, e nel 1922 la “Aspromonte”: lunghezza 77,62 metri; larghezza 10,45 metri; immersione a pieno carico 2,80 metri; velocità normale a pieno carico 12,5 nodi (circa 23km/h) ; un binario della capacità di otto carri ferroviari; apparato motore a vapore e propulsione ad elica per la “Reggio” e la “Villa”, e apparato motore costituito da due motori diesel direttamente accoppiati ai due alberi porta elica per la “Aspromonte”.


Dopo la seconda guerra mondiale, il ritmo dei trasporti nello Stretto è aumentato in modo impressionante.
Lo Stretto è un importante centro dei commerci marittimi del Mediterraneo, che ha accresciuto la propria importanza da quando è attivo il grande porto di Gioia Tauro.
Tra Villa, Reggio e Messina, ogni anno, transitano circa 20 milioni di viaggiatori, 5 milioni di autovetture e 2,5 milioni di autocarri.
Inoltre sono 12.000 i pendolari che, quotidianamente, si spostano tra Reggio e Messina e se consideriamo anche Villa San Giovani, superiamo i 15.000 viaggiatori che ogni giorno attraversano lo Stretto: sono loro il simbolo dell’Area Metropolitana che, nella realtà concreta dei fatti, già c’è.
Il sistema dei trasporti, comunque, ha dei problemi poiché nonostante il grande aumento di viaggiatori, pendolari e l’aumento del transito di automobili e autocarri, non sono cambiate le condizioni di traghettamento: gli approdi sono quasi tutti gli stessi di 40 anni fa, i traghetti anche e di conseguenza i problemi non sono pochi.
Villa San Giovanni e Messina sono due città paralizzate e soffocate dal traffico e dallo smog; Messina in modo particolare è la Città più caotica d’Italia proprio a causa del fatto che tutti coloro che devono raggiungere qualsiasi angolo della Sicilia, passano per il centro storico della Città dello Stretto.


Da circa tre anni è entrato in funzione il nuovo approdo commerciale a Tremestieri, un porto fuori dal centro di Messina (zona Sud) che consente a tutti gli autocarri e i mezzi pesanti che da Villa San Giovanni devono dirigersi a Catania, Siracusa, Ragusa o comunque nelle zone della Sicilia Sud/Orientale, di evitare il transito da Messina Città.
Da una parte, questo, ha avuto dei riscontri positivi per Messina che, appunto, s’è parzialmente liberata dal traffico e da tutto ciò che ne conseguiva (smog, incidenti mortali, inquinamento ecc. ecc.) ma i collegamenti Villa San Giovanni – Tremestieri hanno “preso il posto” di alcuni collegamenti Villa San Giovanni – Messina : non sono state infatti introdotte nuove corse, ma sono state sottratte delle navi per Messina che adesso vanno solo a Tremestieri (dove, inoltre, è vietato salire come pedoni o con le automobili! Ci possono andare solo gli autocarri, i tir e i mezzi pesanti!!): di conseguenza tra Villa San Giovanni e Messina le navi, invece di aumentare per rispondere alla crescente domanda di collegamento, sono diminuite paradossalmente !!!
Un altro aspetto decisamente negativo dei traghettamenti tra Messina e Villa San Giovanni è quello dei costi: per attraversare lo Stretto, tra andata e ritorno, bisogna spendere almeno 30€ se si possiede una macchina piccola e di bassa cilindrata.
Molto di più per tir e autotreni che a volte arrivano a pagare, solo per la traversata, somme vicine ai 100€ !
Il problema principale dei trasporti nello Stretto, è, a mio avviso, quello del duopolio Caronte – Bluvia Rfi.
Gli unici collegamenti, infatti, sono garantiti dalle navi delle Ferrovie (che hanno tempi lunghissimi per il carico e lo scarico dei treni) e dalla compagnia privata “Caronte & Tourist”: non esiste concorrenza perché non ci sono alternative, e di conseguenza in un tale mercato, le aziende si permettono di gestire la situazione a loro piacimento.

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Stessa situazione nei collegamenti tra Reggio e Messina: l’aliscafo “veloce” dovrebbe collegare in 20 minuti le due Città, almeno 15 volte al giorno e, secondo le esigenze delle due comunità, anche nelle ore notturne.
Invece, da sempre, gli aliscafi (che sono Rfi) funzionano solo nelle ore diurne, collegando Reggio e Messina dalle 06.00 del mattino alle 19.00 del pomeriggio e nulla più: tutti coloro che devono spostarsi dopo le 19.00 sono costretti ad andare a Villa San Giovanni con disagi non indifferenti. I pendolari sono dodicimila e quotidianamente, come abbiamo già avuto modo di vedere sul blog, affrontano problematiche tragiche e drammatiche.
Inoltre gli aliscafi difficilmente impiegano meno di 35-40 minuti, e spesso vanno in avaria e accusano dei problemi che causano il blocco per ore e ore.
Quando, inoltre, il tempo è brutto con mare molto mosso (soprattutto quando soffia lo scirocco, che ingrossa lo Stretto) gli aliscafi non possono transitare perché sarebbe rischioso e molto pericoloso, e così capita che per giorni interi Reggio e Messina rimangono isolate tra loro.
Anche qui bisogna purtroppo sottolineare che i prezzi sono elevatissimi: praticamente 5€ andata e ritorno nello stesso giorno, altrimenti 2,80€ solo andata.
A Messina, però, la biglietteria è lontana circa 500 metri dall’aliscafo, e quindi bisogna andare a fare il biglietto e tornare (percorrendo quindi 1km di strada a piedi) con il rischio che si perda la corsa: l’unica soluzione è quella di fare il biglietto sull’aliscafo dove, però, costa 3,5€ solo andata !!
Anche qui il problema è quello del monopolio Rfi: non esistono altri collegamenti tra Reggio e Messina, e quelle poche volte che qualcuno ci ha provato, dopo qualche settimana ha dovuto bloccare tutto in modo alquanto misterioso: ancora tutti i pendolari dello Stretto – molti dei quali sono giovani studenti universitari – si chiedono perché tutte quelle volte che c’è stato il tentativo di qualcuno di collegare Reggio e Messina, proprio quando sembrava che le cose andassero meglio e che si potesse viaggiare bene con più scelta, poi s’è bloccato tutto e s’è tornati al monopolio precedente (e, ahimè, anche attuale).
A complicare la situazione, inoltre, è da sottolineare che dopo l’incidente (la collisione del Segesta Jet nel Gennaio 2007) in cui un aliscafo è andato completamente distrutto, il mezzo non è ancora stato rimpiazzato e questo aumenta i disagi di pendolari e lavoratori che, per colpa dei disservizi nei trasporti dello Stretto, arrivano spesso tardi in ufficio rischiando di perdere il posto di lavoro, così come per gli studenti universitari che fanno i salti mortali per poter seguire le lezioni o per poter andare a sostenere esami come se Messina fosse lontana anni luce.
Invece è lì, lì di fronte ad un tiro di schioppo e basterebbe il ponte per cambiare tutto, per stravolgere tutto, per creare davvero anche dal punto di vista urbano un’unica grande area conurbata.
Una delle motivazioni più insistenti dei “No Ponte” è quella dell’impatto ambientale.
Un’altra è quella del rischio della perdita dei posti di lavoro sulle navi.
In realtà, però, entrambe le motivazioni cadono nel nulla quando si osserva la realtà attuale, scoprendo che l’impatto ambientale degli attuali servizi marittimi di collegamento è molto più distruttivo per l’ecosistema dello Stretto rispetto a quanto lo sarebbe il Ponte: i traghetti inquinano molto più delle automobili e, inoltre, causano problemi anche nell’ambiente sottomarino, che nello Stretto è davvero unico al mondo con elementi preziosi e che, se valorizzati, potrebbero attirare turisti e appassionati di sub da tutto il mondo.
Sulle navi, inoltre, ci lavorano pochissimi addetti: le aziende tendono sempre più a centellinare col contagocce i propri dipendenti, che sono stati costretti più volte a dover fare sciopero contro il taglio delle assunzioni e il calo di posti previsti quando in realtà sono funzioni che servono per poter gestire una nave.
Con il Ponte ci sarebbero molti più posti di lavoro creati sia direttamente dall’opera in sé e per sé che anche indirettamente per il suo indotto e per la sua ripercussione positiva su tutto ciò che le starà intorno.
In tutti i settori (a partire da quello turistico e commerciale) aumenterebbe la possibilità occupazionale.
A volte, ascoltando le motivazioni dei “No Ponte”, sembra che oggi nello Stretto funzioni tutto benissimo e che non occorra nulla per cambiare la situazione dei trasporti.
In realtà le cose non vanno proprio bene: Reggio e Messina sono collegate malissimo, i pendolari hanno disagi incredibili e così anche i viaggiatori che arrivano da fuori e, a volte, devono accodarsi per ore e ore, sotto il caldo sole estivo del clima mediterraneo, per attendere di poter salire sulla nave.
A causa delle code dovute ai traghettamenti, a volte si blocca anche l’A3 Salerno – Reggio Calabria poiché le file dall’imbarco arrivano per decine di chilometri fin sull’autostrada: si aspetta a volte anche 6, 7 o 8 ore per salire su una nave e poi ne devono passare altrettante da quando si scende, a Messina, fino al vicino imbocco autostradale: un giorno per andare dalla Calabria alla Sicilia percorrendo solo poche centinaia di metri !
Insomma, un disastro.
Una situazione che sta diventando, questa sì, insostenibile e che dovrà cambiare presto perché è un’importante esigenza del territorio.

Speciale Ponte sullo Stretto, “Il dibattito infinito”: la situazione dei trasporti nello Strettoultima modifica: 2009-07-13T08:30:00+02:00da admin
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