Grande successo per la mostra del mercato contadino

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”La Spesa in Campagna”, la mostra mercato del contadino promossa dalla Confederazione italiana agricoltori, Turismo verde, Gal Nebrodi, dal consorzio Isola dei Sapori e da Terre di Dionisio, è sbarcata a Messina ed è stato un grande successo.

 

Domenica a piazza del Popolo, sono stati presenti circa venti stand che hanno proposto un ricco paniere che ha permesso un risparmio fino al 30%, grazie alla vendita diretta dei produttori. In vendita ortofrutta, formaggi, salumi, conserve, miele, olio, olive, legumi, vino, dolci, frutta secca, salumi, provenienti sia dalla provincia di Messina che da altre zone siciliane. Produzioni tipiche, alcune delle quali in regime biologico, per la promozione della filiera corta che tra i consumatori ottiene sempre maggiore attenzione. Il tutto in un’atmosfera decisamente diversa dai grandi centri commerciali. Nei vari stand è stato possibile infatti assaggiare le varie produzioni e percorrere un ideale itinerario del gusto.

Ecco il bando ‘Mestieri del Mare’

lallo-unomini.jpg L’assessore regionale all’Istruzione e Formazione professionale della Regione Sicilia, Mario Centorrino, domani mattina, martedì 30 marzo, presentera’ alla stampa il bando ‘in.for.MARE’ alle 10,30, presso l’istituto nautico Caio Duilio,in via La Farina,70, a Messina.

 

Il bando, che ammonta complessivamente a 36 milioni di euro, punta alla realizzazione di attivita’ formative destinate alla gente di mare per lo sviluppo dei nuovi mestieri del mare e della pesca. Alla conferenza stampa parteciperanno anche il dirigente generale Patrizia Monterosso e Franco Rinaldi.

Tra un mese la terza edizione della Maratona di Messina

SuedtirolMarathon05.jpgLa Messina Marathon, ideata e organizzata dalla Polisportiva Odysseus di Antonello Aliberti, arriva alla sua terza edizione: all’interno del progetto “Messina la Grande”, un contenitore di interesse sportivo, turistico, sociale e culturale, si vivrà una tre giorni di eventi che si succederanno dal 23 al 25 aprile, con base a piazza Cairoli. L’iniziativa è patrocinata dalla Presidenza del consiglio dei ministri; dall’assessorato regionale del Turismo, delle comunicazioni e dei trasporti; dal Comune; dalla Provincia; dal Coni; dalla Fidal; dalla Fondazione Bonino Pulejo; dalla Fmsi.

Questi gli eventi, in programma per il 25 aprile, inseriti in “Messina La Grande”: 3. Maratona Internazionale “Antonello da Messina”, sulla distanza Olimpica dei Km 42,195; 3. Mezza Maratona “Eufemio da Messina”, di Km 21,097; 3. Corsa non competitiva, “Corri per la solidarietà”, di Km 3 che partirà subito dopo la Maratona; 1. edizione della stracittadina “Shakespeare Run” di Km 12,100.

Tra gli eventi in calendario, anche il convegno “L’attività motoria e sportiva come farmaco”, che si terrà a Palazzo dei Leoni il 23 aprile, in sinergia con L’Università; e l’allestimento del Marathon Village a piazza Cairoli dal 23 al 25 aprile con numerose attività. Ci sarà anche la presenza di Ducati club Messina e Vespa Club Messina, in collaborazione con La Federazione Motociclistica Italiana. In occasione della Maratona, si terrà inoltre la Giornata Ecologica, promossa e sostenuta dall’assessorato comunale all’Ambiente, in collaborazione con MessinAmbiente e Ato 3. “Il messaggio che vogliamo lanciare alla cittadinanza è di lasciare l’auto a casa e venire a correre – afferma il manager della Polisportiva Odysseus – a camminare e a vivere la propria città, senza smog”. E’ prevista, inoltre, una campagna di raccolta fondi in favore del Comitato “Salviamo Giampilieri” ed un’altra in favore dell’associazione “Amici di Edy onlus”, per finanziare la ricerca scientifica contro la distrofia di Duchenne-Becker.

“La Maratona di Messina è già una meta ambita dai maratoneti italiani e stranieri – precisa Aliberti – soprattutto per la particolarità del percorso. La città in particolare, per la sua conformazione costiera e le sue bellezze, si presta benissimo per una gara di questo tipo. La 3. Maratona “Antonello da Messina” è stata inserita dalla Fidal nel calendario nazionale con la qualifica di gara internazionale. L’evento Maratona sarà trasmesso anche quest’anno da Rai sport più. Un grandissimo risultato per la Polisportiva, ma anche e soprattutto per la città dello Stretto e la sua immagine”.

Alla scorsa edizione hanno partecipato circa 550 atleti, italiani e stranieri, alla gara agonistica e 1.500 persone alla non competitiva. Ai quali si aggiungono migliaia di persone che hanno visitato il Marathon village. “Quest’anno, ci sarà anche un cospicuo numero di stranieri attirati dalla campagna pubblicitaria “Messina e la sua Maratona nel Mondo” – dichiara Aliberti – prevediamo un numero che va da 600 ad un massimo di 800 atleti per Maratona, mezza Maratona, la 1.edizione della 12 Km e circa 2.000 per la non competitiva di Km 3”.

Tra i premi in palio, anche il 2. Trofeo “Michele Scarantino” per il 1. classificato uomo nato a Messina; il 1. Trofeo “Simone Neri e Luigi Costa Eroi di Messina” alla 1. società messinese classificata nella Maratona; 3. Trofeo “Avis Messina” per il 1. uomo e la 1. donna classificati tra i donatori di sangue; 1. Trofeo “Fai” per il 1. uomo e la 1. donna classificati tra i soci Fai; 1. “Trofeo Lions e Leo Club Peloro” per il 1. uomo e la 1. donna classificati soci del Lions club. La partenza è sempre da piazza Cairoli, passando per il centro della città per poi passare nella Zona falcata fin sotto la “Madonnina del Porto”. Da qui, si prosegue lungo il litorale nord fin sotto il “Pilone” di Torre Faro, costeggiando i Laghi di Ganzirri, percorrendo poi la litoranea per ritornare, infine, in centro città, passando sotto la statua del Nettuno, con arrivo a piazza Cairoli.

Chissà che un giorno, anche nello Stretto come a New York, la Maratona di Messina non possa passare sul Ponte più bello del mondo …

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Nuovo programma scolastico di educazione ambientale in tutti gli istituti messinesi

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L’Assessorato alla pubblica istruzione, il Cea Messina-Onlus con l´Orsa Palermo – Scuola di alta formazione ambientale e la sezione di Messina dell´Associazione Ambiente e/è Vita, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, hanno previsto un programma di educazione ambientale, rivolto alle scuole primarie di Messina, finalizzato a ricordare il valore dell´acqua e ad educare sull´importanza di adottare comportamenti adeguati al suo uso corretto. La Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day) è stata istituita, in linea con i principi di Agenda 21, dall´Assemblea delle Nazioni Unite dopo la conferenza per l´ambiente e lo sviluppo, tenutasi nel 1992 a Rio de Janeiro. L’assessore alle politiche scolastiche Salvatore Magazzù, nel confermare l’adesione del Comune alla giornata, ha programmato a partire lunedì 22, incontri di educatori ambientali negli istituti scolastici che hanno aderito all´iniziativa, per aiutare, attraverso attività ludico ricreative, i partecipanti a riflettere sull´importanza dell´acqua per la vita e per il pianeta e su alcune pratiche soluzioni per evitare gli sprechi. Al termine degli incontri verrà distribuito un opuscolo informativo, in cui sono descritte le principali linee guida per un uso corretto e consapevole dell´acqua e un kit per la riduzione del consumo idrico.

Catastrofi naturali: ecco il nuovo piano di protezione civile

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Il tema del dissesto idrogeologico legato ai rischi geo-ambientali del territorio messinese è da tempo studiato da un team di esperti guidato dal Collegio dei Geometri di Messina e coordinato dal direttore dello stesso Collegio, Melo Citraro, e dal coordinatore tecnico-scientifico del convegno sull’alluvione di Giampilieri e Scaletta, l’Architetto Giuseppe Aveni che hanno coinvolto un gruppo di esperti dell’Associazione MeteoWeb Onlus, tra cui il prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio dell’Università di Napoli Federico II e l’ing. Angelo Spizuoco del Centro Studi Strutture Geologia Geotecnica di San Vitaliano (NA).

Dallo studio di analisi e ricerca estremamente approfondito sul territorio, è nata l’idea di proporre un nuovo Piano Intercomunale di Protezione Civile, partendo dalla premessa dei grandi rischi del territorio messinese, esposto sia a quello sismico che a quello vulcanico, idrogeologico e geomorfologico in aree densamente urbanizzate con infrastrutture di importanza strategica per la Nazione (linee ferroviarie, gasdotti, autostrade, elettrodotti) oltre che per la regione.

Secondo gli studi del team guidato dal Collegio dei Geometri di Messina, “Nelle ultime decine di anni gli eventi naturali si sono rivelati fonte di catastrofi e hanno provocato una significativa e spesso stravolgente influenza sull’economia regionale e sul normale funzionamento delle attività pubbliche e private determinando comportamenti imprevedibili in vasti strati sociali. Le recenti ricerche hanno evidenziato che la Provincia di Messina almeno dal periodo della Magna Grecia (circa 2700-2500 anni fa) è stata interessata dagli effetti di vari eventi naturali; è evidente che le catastrofi geoambientali non rappresentano una novità in quanto sono da imputare alla eccezionalità dei fenomeni naturali e all’uomo che si è inserito in modo non adeguato in un territorio interessato da vari problemi geologici senza adottare le necessarie precauzioni tecniche e legislative per prevenire e contenere i danni. La conoscenza dei problemi geoambientali deve rappresentare la base propedeutica per la pianificazione delle attività dell’uomo sul territorio a tutti i livelli; conoscere le caratteristiche geoambientali del territorio significa vivere meglio usando correttamente le risorse naturali e vivere in sicurezza difendendosi adeguatamente dai pericoli connessi alla dinamica ambientale naturale utilizzando senza sprecare le risorse economiche in interventi evitabili. L’assetto ambientale attuale è la conseguenza di una “non pianificazione” e di una “pianificazione di un territorio fisico virtuale”, di una pianificazione “incompleta” che si basa sulla improbabile immobilità e docilità dell’ambiente fisico di cui l’uomo pensa di disporre a suo piacimento. Molte catastrofi, provocate da eventi naturali, con perdita di vite umane e danni consistenti all’economia si possono evitare con una appropriata e coraggiosa pianificazione pubblica del territorio che, in tutte le fasi di elaborazione, tenga conto delle caratteristiche geoambientali e della dinamica della superficie terrestre nell’attuale periodo di variazione climatica. La ricerca avanzata tesa a individuare le basi aggiornate della pianificazione non può non cogliere che la complessità dell’ambiente naturale ed antropizzato, alla fine del secondo millennio, impone ed imporrà sempre più energicamente l’impiego di tutte le competenze professionali che consentano di comprenderne adeguatamente l’assetto, la storia, l’evoluzione, la dinamica naturale e la dinamica conseguente alle interazioni uomo-ambiente fisico”.

Il team i esperti ha evidenziato numerosi aspetti che caratterizzano le aree antropizzate, incrementandone il rischio di esposizione a calamità naturali:

– massima estensione areale mai raggiunta dalle aree urbane;
– massima estensione tridimensionale del territorio interessato dall’urbanizzazione;
– massima interazione tra urbanizzazione e processi naturali superficiali;
– massima interazione tra sottosuolo e costruzioni superficiali e sotterranee;
– massima concentrazione di abitanti, di attività economiche e produttive, di beni culturali in aree ristrette che risentono delle modificazioni e degli eventi naturali che interessano aree vaste al contorno;
– massima vulnerabilità delle reti viarie e ferroviarie nazionali di importanza strategica che si concentrano, molto spesso, nelle aree urbane;
– la maggior parte delle città si sono sviluppate in aree a diverso grado di sismicità senza una normativa antisismica; quest’ultima, infatti, é stata introdotta su gran parte del territorio nazionale dopo i recenti eventi sismici (dopo l’evento del 1980). Le aree urbane, pertanto si presentano diversamente vulnerabili, ma comunque vulnerabili, in relazione alla ubicazione rispetto alle strutture sismicamente attive, alla risposta sismica locale dipendente dalla struttura geologica e dalle caratteristiche tecniche dei terreni del sottosuolo ecc., e continuano a svilupparsi senza una apposita normativa;
– numerose città moderne sono costruite su sedimenti eterogenei lateralmente e verticalmente, aventi spessore anche di oltre 10 metri, accumulatisi negli ultimi 2500 anni, che ricoprono città antiche;
– numerosi insediamenti costieri sono ubicati su litorali sabbiosi “costruiti” prevalentemente durante la Piccola Età Glaciale (tra il 1500 e 1850 circa) quando il territorio nazionale era interessato da una maggiore e diversa piovosità; attualmente i litorali non più sufficientemente alimentati sono interessati da una marcata erosione che continuerà a minacciare le coste sabbiose ancora per circa due secoli;
– oggi ci troviamo in un periodo di cambiamento climatico
– l’ambiente fisico si é stabilizzato con le condizioni climatiche dalle quali stiamo uscendo che discendono dalla Piccola Età Glaciale e tenderà a riequilibrarsi con le nuove condizioni per cui si prevedono variazioni che interesseranno la superficie del suolo (temperatura media, piovosità, pedogenesi, erosione, frane, copertura vegetale, litorali, acque superficiali, sollevamento eustatico del mare, deflussi superficiali ecc.) e il sottosuolo (falde e sorgenti);
– una diversa distribuzione delle piogge determina modificazioni morfologiche superficiali (frane, erosione del suolo) e variazione dei deflussi superficiali che possono risultare disastrosi per l’ambiente antropizzato (es. alluvioni ripetute);
– la ricerca scientifica ha fornito dati ambientali relativi alle condizioni climatiche da cui stiamo uscendo e non si hanno riferimenti quantitativi per il prossimo futuro (es. venti, temperatura e piovosità, deflussi superficiali e sotterranei, erosione e pedogenesi) per cui i progetti idraulici, ad esempio fognature, acquedotti, dighe, porti potrebbero essere rapidamente messi in crisi dalle prossime condizioni ambientali;
– l’espansione urbana e la variazione di destinazione d’uso di aree industriali che per vari decenni hanno immesso sulla superficie del suolo emersa e sommersa e nel sottosuolo sostanze inquinanti sta richiedendo nuove indagini per la valutazione dell’inquinamento e per la valutazione di metodi e costi per il ripristino ambientale; allo stato attuale non si hanno esperienze e metodi già acquisiti per cui si perde tempo, non si ha garanzia della validità dei risultati delle indagini costose che vengono impostate da gruppi di persone estemporaneamente incaricate da varie Istituzioni (vedi Bagnoli);
– l’urbanizzazione ha determinato sostanziali modificazioni dell’ambiente fisico su cui insiste la grande città e conurbazione, non solo dove sono ubicati gli edifici e le aree produttive ma anche in un vasto territorio al contorno dove si risentono gli effetti dell’urbanizzazione.

 

Secondo il documento fornito dal team di studi, le attuali conoscenze scientifiche consentono di prevedere ulteriori modificazioni geoambientali naturali e derivanti dalle azioni antropiche nelle zone montane, collinari pianeggianti e costiere oltre agli effetti sull’ambiente antropizzato connesso alle modificazioni geoambientali naturali e innescate dalle attività umane, agli effetti degli eventi sismici sull’ambiente e sui manufatti, agli effetti di eventi alluvionali, agli effetti delle colate rapide simili a quelle che hanno interessato il sarnese il 5 e 6 maggio 1998, agli effetti sull’ambiente e sulle risorse idriche derivanti dal prossimo effetto serra e agli effetti sulle risorse idriche strategiche connessi all’immissione di sostanze inquinanti nel sottosuolo.

E’ nata da questi presupposti l’idea di elaborare un piano intercomunale di protezione civile per i comuni di tutta la Provincia di Messina, che sono quelli caratterizzati, nell’area nebroideo-peloritana, dalla più alta piovosità della Sicilia.
L’area in esame è caratterizzata inoltre da una tettonica recente e attiva che ha scolpito il paesaggio morfostrutturale condizionato da rilievi accentuati e interessato da faglie ancora attive che determinano la nota sismicità della Sicilia nordorientale.

 

E così sono stati individuati i principali problemi ambientali:

– smaltimento dei rifiuti.
– erosione lenta dei litorali
– erosioni catastrofiche lungo le aree costiere in seguito a violente mareggiate;
– fenomeni franosi catastrofici tipo “colata rapida di fango e detriti” simili a quelli del 1 ottobre 2009
– dissesti rapidi connessi a crollo di masse rocciose
– dissesti superficiali e profondi lenti diffusi lungo i versanti argillosi
– inquinamento delle acque fluviali
– inquinamento delle acque marine anche nelle aree ad elevato valore ambientale e turistico
– attività estrattive in atto e dismesse
– alluvioni fluviali provocate dai corsi d’acqua principali e da quelli secondari
– inquinamento di falde nel sottosuolo delle pianure
– inquinamento di falde negli acquiferi
– dissesti del sottosuolo nelle aree urbane
– attività sismica connessa alla tettonica attiva appenninica;
– maremoti
– intrusione dell’acqua salata nelle zone depresse delle pianure costiere.

Le modificazioni ambientali più significative e prevedibili nel prossimo futuro connesse al cambiamento climatico possono essere così schematizzate:

– diminuzione progressiva delle piogge e maggiore aggressività delle stesse; nelle fasce costiere si potrà avere una vera e propria desertificazione (pioggia intorno a 200 mm), mentre nelle aree montuose e collinari si prevede una forte riduzione delle precipitazioni (oltre il 50% dell’attuale);
– rallentamento dei processi pedogenetici
– incremento dell’erosione dei litorali sabbioso-ghiaiosi;
– aggravamento dell’instabilità geomorfologica dei versanti;
– aggravamento dell’inquinamento dei fiumi e delle acque costiere;
– diminuzione della portata delle sorgenti e delle falde.

E così adesso i tecnici hanno pensato di mettere le proprie ricerche a disposizione degli enti locali, affinché ne facciano buon uso delineando in modo intelligente gli interventi per la messa in sicurezza del territorio: “Le conoscenze possono essere adeguatamente trasferite alle Amministrazioni pubbliche che possono essere in grado di monitorare in tempo reale gli aspetti ambientali più significativi. Un grave problema è rappresentato dagli eventi franosi tipo calata rapida di fango e detriti simili a quelli che hanno provocato oltre 30 vittime e la distruzione di decine di abitazioni nel pomeriggio del giorno 1 ottobre 2009 tra Scaletta Zanclea Marina e Giampilieri e alcuni comuni vicini. Queste frane, infatti, sono da considerare tra i più pericolosi e spietati fenomeni geologici in quanto dal momento in cui essi iniziano, nella parte alta dei versanti, al momento in cui possono travolgere abitazioni e persone trascorrono solo pochi secondi. Esse, da tempo, sono ben note ai geologi e rappresentano una ripetitiva e drammatica conseguenza delle diffuse condizioni di instabilità e di occupazione poco avveduta del territorio in cui si trova quella parte dell’area collinare e montuosa della Provincia di Messina caratterizzata da versanti ripidi impostati su rocce ricoperte da sedimenti sciolti. Le corrette e moderne analisi geologiche, nell’ambito di studi multidisciplinari, evidenziano che i centri abitati e i tratti di infrastrutture viarie di interesse locale e nazionale interessati dal pericolo di colate rapide in occasione di eventi piovosi che provochino la saturazione dei suoli sono molti e distribuiti in tutta la provincia. Il risanamento geoambientale di tali aree prevede sicuramente tempi lunghi e costi notevoli; ciò comporta che le popolazioni continueranno ad essere esposte al pericolo ancora per molti anni”.

Un intervento concreto che le Istituzioni (dalla Regione al Comune) possono programmare e realizzare a costi contenuti per evitare nuove vittime, secondo il team di studi, attuando piani di sicurezza geoambientale basati su di un diffuso monitoraggio geologico e idrologico delle aree potenzialmente interessate dalle colate rapide in modo da tenere sotto controllo in tempo reale la stabilità dei versanti in relazione agli eventi pluviometrici, completati da piani comunali di protezione dalle calamità geologiche, da esercitazioni pratiche e attuazione degli interventi tesi a rendere operativi i piani, senza dimenticare, ovviamente, il fondamentale aspetto di didattica e formazione ambientale, quegli elementi tesi a diffondere una corretta conoscenza delle problematiche geoambientali principali.

Studiare i delfini alle Eolie: anche quest’anno sta per partire il progetto di ‘Aeolian Dolphin Center’

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I cetacei da sempre hanno affascinato e affascinano gli amanti del mare.
Studiarli in natura, nel loro ambiente naturale non è però così semplice. La società di ricerca NECTON Marine Research Society per il quarto anno consecutivo continua a portare avanti quello che è il primo progetto di ricerca a lungo termine sui cetacei nelle acque dell’arcipelago delle isole Eolie. La ricerca si chiama EOLIAN CETACEAN PROJECT. Il progetto ha lo scopo di incrementare le conoscenze in merito alla presenza ed allo stato di conservazione dei cetacei in queste acque. Per portare avanti il programma di raccolta dati, vengono effettuate durante tutto l’anno circa 15 uscite di monitoraggio al mese e raccolte informazioni grazie ad interviste ai pescatori ed all’utilizzo di schede distribuite alle numerosissime imbarcazioni che navigano nelle acque delle Eolie. Tali dati stanno contribuendo notevolmente alla conoscenza delle dinamiche che legano i cetacei a queste acque. Agli scopi scientifici del progetto, si unisce l’attività didattica per dare la possibilità di collaborare in modo attivo alla conoscenza ed alla salvaguardia dei mammiferi marini, tutti coloro i quali per passione o studio abbiano voglia di avvicinarsi a questi meravigliosi animali attraverso lo studio e la partecipazione ad un programma di ricerca, utilizzando gli strumenti idonei alla scoperta dei delicati equilibri che legano i mammiferi marini all’ambiente.

Il progetto è realizzato dalla NECTON Marine Research Society con la collaborazione di DELPHIS Aeolian Dolphin Center ed il patrocinio di: Unesco Club Salina, AGCI Agrital, Associazione Mediterranea per la Natura, Comune di Santa Marina Salina, Comune di Malfa, Comune di Leni L’area di studio è rappresentata dalle acque di tutto l’arcipelago delle Isole Eolie che grazie alla posizione geografica ed alle caratteristiche oceanografiche, rappresenta una zona di transito per tutte le specie che per ragioni trofiche o riproduttive compiono migrazioni all’interno del bacino del Mediterraneo. I primi tre anni di campionamento hanno permesso di raccogliere importanti dati sulla presenza, lo stato e la distribuzione di alcune specie di cetacei che vivono in queste acque tra cui la stenella (Stenella coeruleoalba), il delfino comune (Delphinus delphis), il tursiope (Tursiops truncatus) ed il capodoglio (Physeter macrocephalus). Oltre ai dati sui cetacei, vengono raccolti importanti dati su un’altra specie che richiede importanti misure di tutela, la tartaruga marina Caretta caretta.

Base logistica del progetto è l’isola di Salina che per la sua posizione centrale rappresenta il punto di partenza migliore per lo studio dei mammiferi marini nell’intero arcipelago. Grazie ad uscite in mare e lezioni teoriche i partecipanti verranno coinvolti attivamente in tutte le fasi della ricerca per vivere così un’esperienza unica alla scoperta del mondo dei mammiferi marini.

Durante le uscite in mare sarà possibile osservare oltre ai tursiopi (Tursiops truncatus) e alle stenelle (Stenella coeruleoalba) anche esemplari di delfino comune (Delphinus delphis), capodogli (Physeter macrocephalus) e tartarughe marine (Caretta caretta).

I corsi verranno organizzati nel periodo compreso tra il 17 aprile ed il 16 maggio 2010. Le iscrizioni sono possibili a partire dal 15 febbraio. Ogni corso è aperto ad un massimo di 10 persone.

Le uscite in mare si svolgeranno a bordo di un gommone di 7,50 m. fuori tutto con a bordo GPS cartografico, plotter, ecoscandaglio, radio vhf, telecamera subacquea ed idrofono della Cetacean Research con registratore digitale audio e tutte le dotazioni di sicurezza necessarie.

Chi desidera partecipare a tale iniziativa ha la possibilità di scegliere tra due diversi livelli di corso:

BASIC rivolto a chi per la prima volta si accosta al mondo della ricerca sui mammiferi marini.

ADVANCED rivolto invece a chi ha già conoscenze scientifiche sui cetacei e per studio o per passione vuole approfondire le conoscenze sulle tecniche di ricerca e sulla conservazione in atto per la salvaguardia dei cetacei.

Al termine del corso, a ciascun partecipante verrà rilasciato un attestato riportante attività ed ore svolte per ricevere gli eventuali crediti formativi da parte di Università ed enti pubblici.
Il programma integrale dei corsi, il modulo d’iscrizione e la locandina sono scaricabili dal sito www.necton.it .
Per informazioni: info.necton@email.it – info@necton.it – delphiscenter@gmail.com
339/6000468 – 339/1049390

Nasce il vino mamertino: a Messina sarà prodotto il “Rosso di Giulio Cesare”

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I Planeta, storica famiglia di imprenditori vinicoli Siciliani, sbarcano a Capo Milazzo con l’intenzione di produrre un vino rosso mamertino: hanno preso in affitto una tenuta di trenta ettari di cui nove destinati al vigneto.In tutto il territorio saranno riscoperti vitigni storici. Già tutto pronto per il nuovo Vino di Capo Milazzo: sarà un rosso marino che rispecchierà il territorio.
Questo punto d’arrivo è giunto dopo una lunghissima trattativa con la Fondazione Lucifero guidata dall’architetto messinese Giuseppe Aveni, apprezzatissimo ‘padre‘ di questo progetto.

Questo vino, già citato da Plinio e bevuto da Giulio Cesare, è adesso riscoperto nel terzo millennio grazie a un accordo tra i Planeta e la Fondazione Lucifero dopo più di un anno di trattative.

Si farà una piccola cantina per circa 30 mila bottiglie: il vigneto oggi abbandonato sarà rimpiazzato da un nuovo vigneto che sarà appunto di circa nove ettari. I lavori inizieranno nel gennaio 2011 e la prima vendemmia, se tutto andrà bene, si farà nel 2015. Nasce così il Doc Mamertino, antichissimo vino che trova la sua principale espressione col Nocera, vitigno siciliano un pò dimenticato che oggi potrebbe assistere a una fase di rilancio. Ma c’è di più. “Il professore Attilio Scienza, agronomo di fama internazionale ha avviato un rapporto di collaborazione con noi – spiega Alessio Planetae tra gli obiettivi prefissati c’è anche quello di lavorare per riscoprire il vitigno con cui i romani producevano vino rosso in questa zona. Non si tratterebbe del Nocera ma di una varietà che appartiene alla famiglia dei nerelli. L’idea di fondo è di produrre un rosso marino, salino, che il più posibile ricordi le pecularità del territorio. Utilizzeremo anche i venti ettari di uliveto secolare che ricade nel territorio della Dop Valdemone per farne un extravergine”.

Ecco infatti cosa scrivono nella nota aziendale gli stessi Planeta: “Il Mamertino rappresentava il fiore all’occhiello della viticoltura siciliana nel periodo Romano insieme al Taormino, del quale è – forse – un omonimo. Mamertino, probabilmente da Marte, è il vino dei guerrieri ed è ritenuto tale per le sue caratteristiche peculiari. Strabone e Marziale raccontano di come il Mamertino rivaleggiasse con i migliori quattro vini di Italia e Giulio Cesare brindava alla festa per il suo Terzo Consolato con Mamertino e Falerno. Vale la pena ricordare come proprio Giulio Cesare viene considerato come ‘il nume tutelare delle vigne’ perché le riteneva una maniera per legare l’uomo alla terra ed uno strumento di difesa militare, in quanto i viticoltori si opponevano aspramente contro gli invasori per salvaguardare i loro vigneti. Una volta sottomessa la Gallia, Giulio Cesare vi introduce la viticoltura…”.

Emergenza Frane, prosegue la paura

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Prosegue l’emergenza frane in tutto il territorio comunale e provinciale. In Città è finalmente tornata l’acqua dopo che, nel weekend, quasi tutti i quartieri della città sono rimasti a secco a causa dei danni provocati dal maltempo alle condotte idriche. Inoltre non si ferma il movimento franoso a San Fratello, come ha spiegato ieri pomeriggio un gruppo di geologi che ha presentato una relazione tecnica in municipio dove a un mese di distanza dalla frana si sono riuniti circa 1.400 sfollati, su iniziativa del comitato spontaneo nato per sostenere la ricostruzione del centro urbano distrutto. ”La frana non si e’ fermata – ha detto il geologo Michele Orificie lo dimostrano i rilevatori installati e il radar che e’ stato posizionato la scorsa settimana a valle del fronte interessato: evidenziano 14 millimetri di spostamento in contrada San Benedetto e 3 millimetri di cedimento in contrada Stazzone”.

Il sindaco del delizioso paese nebroideo, Salvatore Sidoti Pinto, ha detto che ”dato che la frana e’ ancora attiva non e’ possibile pensare a consolidamenti e ricostruzione” e ha auspicato che alche famiglie lascino gli alberghi per andare in abitazioni in affitto abbattendo cosi’ gli alti costi sostenuti in queste settimane dall’amministrazione. ”Risiedere in case affittate – ha detto – significa sostenere la nostra economia messa in ginocchio da quanto sta avvenendo”.

Tutto pronto in Città per il Simposio Internazionale sul Rischio Sismico

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Venerdì 12 e sabato 13 Marzo si terrà a Messina un Simposio Internazionale di carattere scientifico avente come tema il rischio sismico e le strategie per la sua mitigazione.
L’evento, voluto dall’Alto Comitato Interistituzionale per le Celebrazioni del Centenario del Grande Terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908, si terrà nell’Aula Magna della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Messina a Papardo ed ospiterà i massimi esperti nel settore.

Da una parte il Simposio intende sviluppare il tema generale dei metodi oggi ritenuti più appropriati per la mitigazione del rischio sismico a livello mondiale, dall’altra si prefigge l’obiettivo specifico di analizzare le strategie più idonee per la mitigazione del rischio sismico nell’area dello Stretto di Messina.

Il Simposio è concepito per promuovere la massima integrazione tra il mondo scientifico, le Istituzioni nazionali, gli Enti locali impegnati a vario titolo nelle attività di pianificazione e prevenzione contro il rischio sismico, gli Ordini Professionali e la società in generale. Al fine di favorire la più ampia partecipazione ed integrazione dei non addetti ai lavori e della comunità in genere, passaggio obbligato per una reale efficacia dell’iniziativa, sarà garantita la traduzione simultanea delle relazioni degli studiosi stranieri.


2010 | SCIENZA E ISTITUZIONI
CONTRO IL RISCHIO SISMICO

Investimenti e sinergie nell’area dello Stretto di Messina

venerdì 12 marzo

9.30 – 11.00 – Apertura dei lavori
Interventi introduttivi delle autorità locali

11.00 – 11.30 – Pausa caffè

MONITORAGGIO E RICERCA SISMOLOGICA

11.30 – 11.50 – G. Valensise, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: “Il grande terremoto calabro-messinese del 1908”

11.50 – 12.10 – G. Neri, Università di Messina: “Caratterizzazione strumentale della sismicità
dello Stretto”

12.10 – 12.30 – G. Selvaggi, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: “Monitoraggio sismico a scala nazionale”

12.30 – 12.50 – A. Zollo, Università di Napoli: “Ricerche di frontiera sull’early warning”

12.50 – 13.10 – D. Di Bucci – M. Dolce, Dipartimento Nazionale della Protezione Civile “Previsione probabilistica operativa dei terremoti: le indicazioni della Commissione Internazionale del Dipartimento della Protezione Civile”

13.10 – 14.00 – Pausa pranzo

SCENARI DI RISCHIO,
ATTIVITÀ DI PREVENZIONE
E GESTIONE DELLE EMERGENZE

14.00 – 14.20 – M. Dolce, Dipartimento Nazionale della Protezione Civile: “Scenari di rischio e normative antisismiche”

14.20 – 14.40 – G. Falsone, Università di Messina: “Esperienze dai terremoti recenti per la riduzione
della vulnerabilità sismica degli edifici”

14.40 – 15.00 – A. Santini, Università di Reggio Calabria: “Valutazione della vulnerabilità sismica
di edifici strategici”

15.00 – 15.20 – M. Maugeri, Università di Catania: “Geotecnica nell’ingegneria sismica”

15.20 – 15.40 – M. Di Paola, Università di Palermo: “Sistemi di isolamento e dissipazione per la riduzione della vulnerabilità sismica”

15.40 – 16.00 – A. D’Andrea, Università di Messina: “Infrastrutture e rischio sismico”

16.00 – 16.20 – F. Curcio, Dipartimento Nazionale della Protezione Civile: “Pianificazione delle emergenze in tempo di normalità”

16.20 – 16.40 – T. Postiglione , Dipartimento Nazionale della Protezione Civile: “Gestione delle emergenze: esperienze sul campo”

16.40 – 17.00 –G.M. Calvi, Eucentre: “Sviluppo della comprensione ingegneristica della risposta sismica delle strutture”

17.00 – 17.30 Pausa caffè

17.30 – 19.30

INTERVENTI DEI RAPPRESENTANTI
DELLE ISTITUZIONI

13 Marzo

ESPERIENZE RECENTI NEL MONDO IN
MATERIA DI MITIGAZIONE DEL RISCHIO
SISMICO E VALUTAZIONI IN PROSPETTIVA

9.00 – 9.40 – G. A. Papadopoulos, Institute of Geodynamics, National Observatory, Athens: “Earthquake prediction and prevention in the Mediterranean region: strategies for seismic risk mitigation”

9.40 – 10.20 – D. R. Tappin, Britsh Geological Survey: “Earthquake and landslide tsunamis”

10.20 – 11.00 – S. N. Ward, University of California, Santa Cruz: “Assessing earthquake probabilities

11.00 – 11.40 – V. Kossobokov, Russian Accademy of Sciences: “Seismic risk and earthquake predictability”

11.40 – 12.20 – M. Wyss , World Agency of Planetary Monitoring and Earthquake Risk Reduction, Geneva: “Seismic risk reduction worldwide: real-time loss estimates after earthquakes”

12.20 – 13.00 – S. D. Malone , University of Washington, Seattle: “The 2010 Distinguished Lecture by IRIS & SSA on earthquake prediction”

DISCUSSIONE CONCLUSIVA

La scheda di iscrizione è reperibile sul web della Prefettura di Messina http://www.prefettura.it/messina/
L’iscrizione è importante perché serve a quantificare le esigenze dei servizi di coffeebreak, lunch e traduzione simultanea.

Finalmente arriva l’eco-ticket per i tir che traghettano sullo Stretto

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Finalmente sarà introdotta l’eco-tassa per i Tir che attraversano lo Stretto: il Sindaco Buzzanca ha accolto la linea del consiglio comunale e di moltissimi cittadini convinti che sia giusto far pagare ai tir in transito nella città una tassa con cui rimpinguare le casse comunali.
Il Sindaco ha annunciato la decisione proprio nell’ultima seduta del consiglio comunale.
L’idea era stata lanciata dall’ex Sindaco, Francantonio Genovese, che nel 2006 aveva immaginato una tassa di 5 euro per le auto e fino a 30 euro per i tir. L’idea dell’eco-tassa non è concepita come un balzello per l’ ingresso in città, come si fa già alle Eolie, nelle città d’ arte o a Capri, ma è invece considerata una tassa che verrà imposta a tutti i veicoli, auto e tir, che sbarcheranno in Sicilia da Villa San Giovanni o lasceranno l’ isola diretti in Calabria, dunque a chi, per forza di cose, utilizzerà Messina come porta per la Sicilia come “risarcimento” per i danni ambientali imposti al territorio.
Chi vorrà attraversare lo Stretto dovrà necessariamente pagare il nuovo ticket. La riscossione della tassa dovrebbe avvenire d’intesa con l’Autorità portuale, al momento del pagamento del biglietto per i traghetti. Esentati saranno, oltre ai residenti nei comuni dell’area dello Stretto, i tir che utilizzano il nuovo approdo di Tremestieri, fuori città, aperto solo al traffico merci: eviteranno di inquinare il centro cittadino di Messina e si dirigeranno direttamente in autostrada. Tutti gli altri dovranno pagare. E le cifre che finiranno nelle casse del comune di Messina sono, come i veicoli che attraversano lo Stretto, da capogiro. Solo per le auto la stima, riferita al traffico del 2003, supera i dodici milioni e mezzo di euro.