Messina: tremano le isole Eolie, scosse sismiche mentre Panarea “si deforma”

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Un terremoto di magnitudo 3.5 è stato registrato ieri mattina alle 8.25 nel distretto sismico Isole Lipari, in provincia di Messina, non lontano dall’isola di Alicudi. La scossa, secondo i rilievi dell’Ingv, è stata localizzata al largo delle coste a 3,2 km di profondità.

Intanto, sempre alle Eolie, il vulcano Panarea, classificato non attivo fino alla crisi sottomarina del Novembre 2002, si sta deformando. I dati mostrano che il vulcano, che include gli isolotti vicini, è sottoposto a deformazioni orizzontali e verticali: a confermarlo una nuova pubblicazione in stampa sul Bullettin of Volcanology, intitolata Modeling ground deformations of Panarea volcano hydrothermal/geothermal system (Aeolian Islands, Italy) from GPS data.

Le deformazioni stimate sono riconducibili ai mutamenti geofisici e geochimico del sistema che caratterizza questo vulcano. Tali cambiamenti potrebbero essere influenzati da variazioni dello stress regionale, come nel 2002-2003.

Alluvione: polemiche su una foto con Buzzanca e Lombardo sorridenti

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E’ stata pubblicata anche da “Il Fatto”, la fotografia che ritrae il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo e il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca abbraciati e sorridenti con lo sfondo delle macerie a Giampilieri dopo l’alluvione dello scorso primo ottobre.

L’autore dello scatto, Enrico Di Giacomo, ha presentato una querela ai carabinieri.
“Ho denunciato i responsabili della dichiarazione secondo cui l’immagine da me scattata – afferma – sia il frutto di un fotomontaggio. Dichiarazione ritenuta gravissimamente lesiva dell’onore e della mia reputazione personale e professionale”.

Alluvione di Messina, al via la rimozione dei veicoli danneggiati

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Il sindaco Buzzanca ha disposto, stamani, la rimozione dei veicoli danneggiati dall’alluvione del 1° ottobre: i veicoli saranno trasportati in un piazzale già individuato che assicurerà la custodia per 60 giorni, anche per consentire l’individuazione dei legittimi proprietari, e nel caso in cui ciò non sarà possibile, verranno inviati in centri di raccolta e rottamazione autorizzati.

Buzzanca ha anche inviato una lettera al presidente del consiglio, Silvio Berlusconi per chiedere di “completare con urgenza” l’ordinanza del 2 ottobre emanata per garantire un ristoro, fino al momento della ripresa del lavoro, per i titolari e i dipendenti di aziende produttive, commerciali, di servizio. Si tratta di persone che “hanno perso ogni possibilità di esercitare l’attività che rappresentava per il nucleo familiare, nella grande maggioranza dei casi, l’unica fonte di reddito”.

Reggio piange i morti di Messina: striscioni allo stadio e tanta solidarietà

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Dopo lo striscione (nella foto) esposto ai funerali delle vittime dell’alluvione Messinese, sabato al Granillo di Reggio gli ultrà amaranto hanno voluto ricordare la tragedia peloritana (foto in fondo all’articolo): per l’ennesima volta lo Stretto esalta la propria identità comune, che il Ponte sullo Stretto (i cui lavori inizieranno il 23 dicembre) potrebbe suggellare anche simbolicamente, in occasione di una tragedia.

E’ già avvenuto nel 1908, in occasione del tragico terremoto, e tante altre volte fino al 15 gennaio 2007, quando l’incidente del Segesta Jet aveva tenuto col fiato sospeso gli abitanti di Reggio e Messina per una serata intera: lo spirito comune delle tradizioni e delle usanze quotidiane si esalta, com’è anche naturale che sia, nei momenti di tragedia e dolore.

Il punto di riferimento aeroportuale per tutto ciò che s’è smosso dopo l’alluvione del 1° ottobre è stato lo scalo reggino, che non per nulla si chiama ‘Aeroporto dello Stretto’, e nella città calabrese si sono moltiplicate le iniziative di solidarietà per sostenere con aiuti concreti la popolazione alluvionata.

In tanti, da Reggio e Provincia, sono partiti per andare a Giampilieri e Scaletta a scavare fango da volontari, e lo striscione esposto dagli ultrà amaranto in curva sud allo stadio Granillo testimonia che in certi momenti anche certe frange sociali, apparentemente ribelli, violente e immature, sanno mettere da parte le rivalità sportive per dare spazio a ciò che, nella vita, è più importante rispetto al calcio.

Che è solo un gioco.

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Messina, ancora maltempo. Eolie isolate, turisti bloccati.

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Quello scorso è stato un weekend di paura, a Messina, a causa della nuova ondata di maltempo che ha portato nuove forti piogge e violente raffiche di vento.

 

Il sindaco Giuseppe Buzzanca, nella sua qualita’ di autorita’ comunale di protezione civile, ha infatti diffuso una nota informando gli abitanti della zona ionica che erano previste precipitazioni e temporali di forte intensita’.

E proprio a causa del maltempo e delle mareggiate nella giornata di domenica sono rimaste isolate alcune isole dell’arcipelago delle Eolie: Stromboli, Panarea, Alicudi, Filicudi, Ginostra, Salina. Sono collegate solo attraverso corse dei traghetti le isole di Vulcano e Lipari.

Sulle isole isolate, sono bloccati centinaia di turisti.

Intanto il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo ha effettuato il primo sopralluogo in qualità di commissario straordinario per l’emergenza.

Alluvione: a Scaletta non è stata una piena, ma una colata detritica

240.JPG Pensare che a Scaletta Zanclea il disastro del 1° ottobre sia stato provocato da una piena fluviale del torrente Racinazzo è quanto di più sbagliato possa esserci, non solo per la realtà scientifica ma anche e soprattutto per capire ciò che è accaduto in modo tale da poter prendere le debite soluzioni di salvaguardia del territorio e di ricostruzione.

Il prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio dell’Università di Napoli Federico II, e il suo collaboratore Angelo Spizzuoco, ingegnere strutturista geotecnico, hanno effettuato nel weekend un sopralluogo nel Messinese alluvionato e hanno confermato che, al contrario di quanto è stato scritto in tutti i media nazionali,  a Scaletta Zanclea non c’è stata alcuna piena idrica; non è stato il torrente Racinazzo a esondare, ma s’è trattato di una colata detritica e fangosa di potenza eccezionale che s’è incanalata lungo quella valle ‘sfruttando’ il naturale pendio del terreno.
Non serve, quindi, creare nuovi argini o un alveo più capiente; è piuttosto opportuno mettere in sicurezza il territorio a monte, con le più avanzate tecnologie fornite dalla scienza.

Ritrovati i due fratellini di Giampilieri, il bilancio sale a trenta morti. Ancora sei i dispersi

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Sono stati rinvenuti ieri pomeriggio a Giampilieri Superiore i corpi dei due fratellini di 2 e 6 anni, dispersi dopo l’alluvione dell’1 ottobre.
I corpi di Francesco e Lorenzo Lonia sono stati trovati dai vigili del fuoco ad oltre 300 metri di distanza dalla loro abitazione, ad una decina di metri di profondità nel fango. Proprio ieri il padre aveva riconosciuto i mobili della stanzetta dei figli nella zona dove oggi sono stati ritrovati i corpi dei due bambini. Nel nubifragio aveva perso la vita anche la madre.

Il bilancio sale dunque a 30 corpi recuperati, mentre rimangono sei persone disperse.
All’appello mancano ancora cinque persone che risultano disperse a Scaletta Zanclea e una ad Altolia.

Per la ricostruzione ecco i primi 60mln di euro

 

Sono stati stanziati ieri i primi 60milioni di euro per superare l’emergenza dopo l’alluvione che ha colpito il Messinese jonico il 1° ottobre: questi fondi saranno utilizzati per una serie di interventi ritenuti “urgenti”, e contemporaneamente verrà effettuata la nomina del Commissario delegato (che sarà Raffaele Lombardo), l’individuazione delle aree colpite dalle conseguenze degli eccezionali eventi atmosferici e la definizione degli strumenti amministrativi per la riparazione o la ricostruzione degli edifici danneggiati.

L’Ordinanza di Protezione Civile che stabilisce quanto scritto è stata firmata da Silvio Berlusconi nel pomeriggio di ieri.

Questi 60 milioni di euro sono già da subito a disposizione del Commissario Lombardo per la realizzazione dei primi interventi relativi all’attuazione della ordinanza. Per quanto riguarda la sospensione dei tributi nelle zone colpite individuate dall’ordinanza, è invece prevista una “prossima adozione di uno specifico provvedimento da parte del Ministero dell’economia e delle finanze”.

L’Alluvione non ferma il Ponte e Matteoli conferma: tra poco partiranno i lavori

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Il ponte sullo Stretto di Messina è un’opera “considerata una priorità dal governo” e verrà realizzata, “per oltre 5 miliardi di euro facendo ricorso a capitali privati”, attraverso il project financing. A questa cifra si aggiungerà “un miliardo e trecento milioni di euro di fondi pubblici, già stanziati dal Cipe, che serviranno per realizzare gli interventi propedeutici sulle coste siciliana e calabrese e posso assicurare che si tratta di opere stradali, ferroviarie e di consolidamento dell’assetto urbano”.

Così il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli ha ribadito che le risorse per realizzare l’opera sono blindate e non possono essere dirottate, ad esempio, per la ricostruzione dell’area del messinese colpita dall’alluvione.

“Alcuni esperti – sostiene il ministro – mi dicono in questi giorni che se tali opere fossero state già eseguite, l’emergenza messinese sarebbe stata vissuta in modo più attenuato. Desidero, inoltre, precisare che i fondi pubblici per il Ponte non sono nella cassaforte del ministero ma saranno stanziati di finanziaria in finanziaria per pagare, tra l’altro, gli avanzamenti delle opere propedeutiche”. Matteoli sottolinea questo “non secondario particolare” perché nell’immaginario collettivo “si ritiene che i fondi per il Ponte possano essere dirottati altrove e nel caso specifico per mettere in sicurezza i territori colpiti dall’alluvione di Messina. Così non è – spiega Matteoli – per le ragioni che ho esposto, mentre è chiaramente escluso che i privati investano in opere come la messa in sicurezza dei territori senza alcuna possibilità di recuperare il capitale né tantomeno di ottenere ricavi”. Proporre un altro rinvio della realizzazione dell’opera, avveret il ministro, “è una contraddizione che, peraltro, esporrebbe le casse dello Stato a pesantissimi risarcimenti dei danni, per centinaia di milioni di euro, in favore delle imprese che hanno vinto l’appalto e che già hanno subito uno stop da parte del precedente governo Prodi. Significherebbe più semplicemente archiviare definitivamente un’opera essenziale per il Paese, non solo per il Mezzogiorno. Il governo, conclude, ha l’obbligo politico di mantenere gli impegni programmatici senza lasciarsi trascinare da polemiche strumentali”.

8 ore in mezzo al fango. Il racconto e le foto

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La testimonianza in diretta da Messina. Respirando polvere e con un groppo in gola: reportage dal Messinese devastato dall’alluvione.

 

Otto ore. Otto ore con carne e ossa in mezzo al fango di Giampilieri e Scaletta Zanclea.

Otto ore per rendersi conto della devastazione provocata dall’alluvione del primo ottobre, otto ore per cancellare i tanti luoghi comuni trasmessi da giornali e tv, e per capire dal vivo ciò che davvero pensa la gente, ciò che davvero è successo nel Messinese Jonico giovedì scorso.

Quando, infatti, siamo partiti  per raggiungere le aree colpite dall’alluvione, avevamo in testa i tormentoni polemici che hanno caratterizzato sin da subito questo tragico evento: la “tragedia annunciata”, le “costruzioni abusive”, il “Ponte sullo Stretto” ecc. ecc.

La nostra esperienza potrà smentire quella che è una realtà esclusiva dei salotti politici, televisivi e di contesti lontani dai territori colpiti.
Qui la gente pensa ad altro, ha bisogno di altro, è addolorata per i propri morti e affronta la situazione difficile con grande dignità e maturità.

Arriviamo a Santa Margherita, ci fermiamo a Runci per salutare un amico. Quel nostro amico, appassionato di meteorologia, che con il suo pluviometro ha misurato i famosi 300mm di pioggia che hanno documentato l’entità della precipitazione che ha poi determinato l’Alluvione.

Sul Lungomare troviamo automobili devastate: sono quelle di Giampilieri che in queste ore vengono trasportate fino a questa zona per sgomberare le aree ancora a rischio.

Anche qui ci sono dei danni, le cantine sono state invase da mezzo metro di fango, e in ogni garage c’è qualcuno al lavoro.

I dorsali dei Peloritani sono zeppi di frane e smottamenti. Molto spesso lungo costoni assolutamente verdi, lussureggianti e ricchi di vegetazione. Costoni che con il fuoco degli incendi non hanno, evidentemente, mai avuto nulla a che vedere.

Proprio qui, a Santa Margherita, il materiale portato a mare da una fiumara ha completamente rivoluzionato l’orografia del territorio, creando un nuovo promontorio e due rispettivi piccoli golfi a nord e a sud:

Ci incamminiamo, a piedi, verso sud: sempre più vicini al cuore dell’alluvione, sempre più vicini a Scaletta e Giampilieri.
Sono già passati cinque giorni, ma lo scenario è ancora significativamente eloquente.

Respiriamo polvere: non smetteremo un attimo, per otto ore. E’ un continuo via-vai di mezzi pesanti dell’esercito, dei vigili del fuoco, di carabinieri, polizia e protezione civile e dal territorio si smuove una quantità incredibile e densa di fango polverizzato.

Arriviamo alla Stazione di Giampilieri:

Saliamo verso il paese: troviamo diverse copie dell’ordinanza del Sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, che ordina l’evacuazione a tempo indeterminato per motivi di sicurezza.

Non possiamo entrare in paese: i soccorritori hanno appena trovato un nuovo cadavere, ci sono molti dispersi e la situazione è complicata. Potremmo essere d’intralcio. Torniamo indietro fino alla stazione e continuiamo a muoverci verso sud, verso Capo Scaletta e Scaletta Zanclea. Lo scenario è sempre lo stesso. Devastazione totale.
Arriviamo in Paese, nel cuore di via Roma, la strada principale di Scaletta Zanclea.
Le immagini parlano da sole.

Il paese è devastato. E’ in fermento totale. Centinaia di volontari, insieme ai soccorritori di protezione civile e forze dell’ordine, aiutano i proprietari delle varie abitazioni a ripulirle dal fango che le ha invase per 2,5/3 metri di altezza, ricoprendo spesso e volentieri tutto il primo piano, oltre alle cantine e ai semi-interrati.

Raccogliamo testimonianze, opinioni, riflessioni. Ascoltiamo la gente, i volontari, i soccorritori, gli sfollati e i testimoni di quella tremenda sera.

Scopriamo una comunità dalla grande dignità: nessun ìsterismo, nessuna polemica, nessuna accusa, nessuna lamentela. Anzi. Appena parliamo di “fiume” o “fiumara” ci saltano addosso: “quello lì non è neanche un torrente! E’ un semplice vallone. Da lì l’acqua non è mai passata, è una strada da sempre. Le costruzioni realizzate dove c’è stata la frana risalivano a insediamenti di quattro/cinque secoli fa. C’è anche la fontana che ci ha donato Ferdinando Borbone duecento anni fa. Non era mai successo niente. Qui da noi non esiste l’abusivismo edilizio: siamo un piccolo centro, sarebbe difficile sfuggire ai controlli, qui da noi è tutto in regola. Quello che è successo non è colpa dell’abusivismo, qui non c’era nessuna fiumara, non siamo pazzi nè stupidi. Le nostre abitazioni sono tutte in regola, Scaletta è un paese tranquillo, l’edilizia è regolare e armoniosa rispetto al mondo dell’ambiente e della natura con cui ogni giorno ci immedesimiamo. Non potrebbe essere altrimenti in uno scenario come questo”.

E che scenario: è davvero uno spettacolo. Scaletta è un piccolo comune di poco più di duemila abitanti, che vive del turismo estivo, di mare, di spiaggia e di sole. Ma anche di ambiente, natura e paesaggi: da qui si vede tutto lo Stretto: a nord abbiamo Ganzirri e il pilone, ma anche la Calabria risplende oltre il mare per tutta la costa che affaccia sullo Stretto, da Villa San Giovanni fino a Capo dell’Armi. Spiccano le abitazioni e le costruzioni di Reggio, nel cuore della sponda Calabra dello Stretto, mentre a sud abbiamo i crinali di Nizza, Taormina e Giardini che, a nord dell’Etna, delimitano la faglia geologica che taglia in due la Sicilia.

Sono in tanti a confermarci che di abusivo a Scaletta non c’è nulla: “tornate tra qualche settimana, con più calma. Vi portiamo al Comune, vi facciamo vedere le carte e gli archivi, le foto e le cartoline del passato con le costruzioni su queste aree già tanti secoli fa”.

Tanto orgoglio, tanta dignità.
C’è anche tristezza, rassegnazione più che rabbia: “due anni fa era stato tremendo, ma chi poteva immaginare che dopo così poco tempo avremmo vissuto un evento ancora più forte. E che forza! E’ stato incredibile, non abbiamo mai visto piovere così. Quando è arrivata l’ondata devastante le nostre case erano già piene di fango per la pioggia che cadeva da ore con intensità più che torrenziale. Mamma mia che incubo, siamo vivi solo per miracolo”.

Ci raccontano come si sono salvati: qualcuno è rimasto appeso a un balcone o a un pilastro, qualche altro è stato trascinato in spiaggia e qualcuno anche in mare: s’è ritrovato, in piena notte e sotto la tempesta, nelle acque dello Jonio. Ha provato a nuotare, ma la corrente l’ha trasportato per fortuna verso una spiaggia vicina. E tantissimi si sono rifugiati ai piani alti degli edifici, perchè in quelli bassi il fango ha distrutto e sommerso tutto.

Scaletta e Giampilieri piangono 24 vittime accertate e un imprecisato numero di dispersi, forse 9 o forse qualcuno in più.
Ma la sensazione è che, considerata l’eccezionalità dell’evento, sarebbe potuta andare molto molto peggio.

In spiaggia scendiamo anche noi: troviamo di tutto. Automobili irriconoscibili, veri e propri pezzi di tetto o fiancate di abitazioni trascinate via, oggetti privati più svariati, da alimenti fino a giocattoli per bambini.

Il mare è ancora marrone. Dopo cinque giorni.

Risaliamo verso il centro delle ricerche: sotto le macerie ci sono ancora dei dispersi, si scava per ritrovare i cadaveri o ciò che ne resta.

Le abitazioni sono squarciate, la riservatezza di questa povera gente è stuprata dalla violenza brutale della natura.

Il titolare di questa Macelleria era amato e apprezzato in tutto il circondario: ancora non è stato ritrovato. Il figlio, invece, è grave all’Ospedale.
Il fango ha cancellato, nell’insegna dell’esercizio commerciale, una parte del nome e ora si legge ’Maceria’.
Gli scherzi del destino.

Continuiamo a riscontrare grande dignità. “E con chi ce la dobbiamo prendere? Con la montagna? Siamo vivi per miracolo, dobbiamo solo ringraziare Dio”.
Camminiamo all’altezza del secondo piano delle abitazioni, sopra uno strato fangoso di quasi quattro metri.

E’ commovente l’impegno e la fatica di cittadini e volontari per liberare dal fango le abitazioni.

Anche in mare ancora si cercano cadaveri.

Le botteghe sono devastate, e le forniture non arrivano da quasi una settimana. La Protezione Civile ha allestito, nella sede della scuola, un centro per lo smistamento dei beni di prima necessità con i fondi e il materiale raccolto dalla straordinaria gara di solidarietà che sin dal primo giorno ha coinvolto tutta la popolazione delle aree limitrofe.

Alcune normalissime strade del centro storico sono ancora dei fiumi in piena.

Siamo distrutti: ci aspettano altri chilometri e chilometri per tornare dove abbiamo lasciato l’automobile, e ci incamminiamo lungo i binari della ferrovia, che difficilmente tornerà in funzione prima di alcuni mesi.

Salutiamo Scaletta …

… e la sua splendida vista verso Reggio:

Rientriamo a Messina, ormai è sera. Il sole è tramontato dietro i Peloritani, mentre in Prefettura è ancora attiva la Sala Operativa della Protezione Civile con l’Unità di Crisi.

Messina è viva, caotica e frenetica come sempre.
Ma piange.
Piange le sue vittime innocenti di una tragedia immane.
Piange la ri-scoperta comune del dolore e della sofferenza.
Ma si vuole rialzare.
Ne è simbolo il fermento, il rispetto e la seria dignità dei cittadini e dei volontari di Scaletta e Giampilieri.

Ne è simbolo, ancora di più, lo spettacolo eccezionale dello scenario dello Stretto, su cui sorge la luna in un’alba spettacolare proprio mentre torniamo a casa.

Una nuova alba che è un messaggio di fiducia e speranza per una città e un territorio che deve avere la forza di andare avanti, non fermarsi di fronte alle difficoltà e, anzi, deve sentirsi spronato e visceralmente scosso da quel rigurgito di passione, di civiltà e di attaccamento che può costruire un futuro migliore.

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